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	<title>Brugherio Oltremare &#187; padre Zè</title>
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		<title>un saluto da padre Ze</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 19:29:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="right">Suzana , 8 Marzo 2020</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Carissimi, comincio questa lettera oggi, seconda domenica di Quaresima, anche se non so se riuscirò a terminarla nella stessa data. Due cose richiedono la mia attenzione per conoscerne e valutarne lo svolgimento: prima la situazione politica di questa nostra Guinea che non manca di sorprendere per via delle assurdità che vi accadono.Qualche elezione fa, tra la prima votazione e lo spareggio si inserì un colpo di stato che mandò tutti a casa e precipitò la Guinea nel caos.Ora si è svolta la prima votazione, si è svolto anche lo spareggio, ma… sono ritornati in scena i messeri dell’altra volta e che fanno? Altro colpo di stato, questa volta meno rumoroso, ma… non si sa mai. A fine mese la forza internazionale africana di interposizione finisce il contratto e se ne va e allora? In mancanza di “cuscinetto” cosa accadrà? Spero proprio di non dovervi raccontare cose spiacevoli, soprattutto per questa gente.Ma è l’altra cosa che mi preoccupa di più, quella che riguarda voi: quella influenza che viene dalla Cina e minaccia di diventare un problema grosso come una casa, che minaccia di “spiazzarci”, cominciando col paralizzare le scuole per non esporre i bambini al contagio. Mi riprometto di seguire le informazioni tanto quanto possibile da qui.Ma oggi vorrei proprio fermarmi un poco per assaporare insieme con voi il Vangelo che ho appena letto nella Messa di stamane, terminata poco fa, il Vangelo della Trasfigurazione; tanto più che, a quanto leggo, molti non l’hanno potuto sentire annunciare in chiesa perché anche le chiese, per misura prudenziale sono state chiuse.Tenero Gesù di Nazareth! Sa che non può tacere, deve preparare i suoi discepoli a quello che sarà il momento culminante della sua vita quaggiù in mezzo a noi e li vede incapaci di rendersi conto di quanto gli sta succedendo.Ha già provato a dir loro qualcosa, non prima di verificare che il Padre ha cominciato a lavorare i questo senso: la risposta di Simone alla sua domanda “Ma voi chi dite che io sia?” glielo ha fatto capire e lui glielo ha sottolineato: “Che bello, Pietro! Mio Padre ha già cominciato a farvi luce su dove stiamo andando. Lo dico a te, Simone, perché mi pare che tu lo puoi capire. Anzi, aspetta.Visto che mio Padre ha cominciato ad aprirti gli occhi, penso che anch’io posso aggiungere qualche particolare, così puoi aiutare anche i tuoi fratelli”. E lì gli snocciola qualche particolare circa la sua missione, insistendo sul fatto che lui non lavorerà da solo, ma avrà sempre l’aiuto di Dio.Ha esagerato? Gli pare che Pietro (ecco il “nome di battaglia” che lui gli ha coniato) e soci stiano pensando troppo “in grande”, proprio come la gente si illude di sapere? E allora solleva un angolino del velo che cela il futuro: ciò che lo aspetta a Gerusalemme sarà una “sconfitta” sonora, in piena regola, almeno così sembrerà, ma il terzo giorno…” Non l’avesse mai fatto! Pietro, lui per primo! si ribella, gli si para innanzi e quasi non lo lascia nemmeno finir di parlare: “Ma smettila! Non pensarlo nemmeno!  Ma ti pare che Dio possa permettere una cosa del genere? Tu sei il Messia, niente ti può resistere, tu vincerai su tutta la linea!”.Altro che aiutare i suoi amici a capire la sua proposta! Scontro frontale! Proprio lui si rivela come il primo ostacolo, col diavolo che si frega le mani. E allora quel che ci vuole ci vuole:” Satana!” gli dice, “togliti di mezzo, mettiti là, dietro me anzi dietro a tutti, così impari a andare dietro a quello che dice la gente invece di ascoltare Dio!”Davvero abbiamo rischiato grosso! Ma vi pare: se è vero che, come siamo soliti dire, Pietro era il primo papa, chiedo scusa ma invece di avere un papa “Sasso (Pietra)”, abbiamo rischiato di avere un papa “Satanasso”!     Ma Gesù non ci sta e allora prima fa un discorsetto che anche a noi sembrerebbe abbastanza chiaro, poi, come siamo soliti dire, decide di  “giocare la briscola”: “Simon Pietro, vieni con me! Anzi, no, anche voi due!”  e chiama i due fratelli,  Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, due teste dure quasi come quella di Simone! E quando si trattava di dire quali erano i discepoli più importanti loro erano i primi a proporsi. E’ vero che il primo a seguire Gesù era stato Andrea con un suo amico, Giovanni, anche lui discepolo del Battista, ma Giacomo aveva seguito a ruota il fratellino e non se n’era più staccato. E poi erano due piantagrane che volevano i primi posti: addirittura hanno messo di mezzo anche la loro mamma perché presentasse la loro richiesta al Maestro, pensando che Gesù non avrebbe avuto il coraggio di rifiutare.Vien fatto di immaginare che lungo il cammino, Simon Pietro abbia tentato ancora una volta di far presente a Gesù che la sua uscita in risposta a quello che lui aveva detto non era solo frutto di chicchere della gente, no: quante volte aveva sentito dire nella Sinagoga che frequentava fedelmente tutti i Sabati, che Mosè e i profeti parlavano di un Messia che avrebbe “rimesso a posto le cose” come “stava scritto”! E allora?Erano arrivati in cima al monte ed ecco… Ma cos’è questa luce? E’sempre più chiara… Ma è il Maestro! Ma è diventato come il sole!  Pietro si stropiccia gli occhi&#8230; Ma, e non è solo! Chi c’è con lui? Sono in due, ma da dove sono sbucati fuori? Pietro si guarda attorno: anche i suoi due amici sono lì che guardano nella luce…Ma sì, i due personaggi nella luce sono Mosè e Elia! Ma allora è una visione, viene da Dio! Si buttano tremanti con la faccia a terra. Ma se sono Mosè e Elia che hanno preso in mezzo il Maestro, allora siamo a posto. Lo dicevo io!  Ci penseranno loro a tenerlo in carreggiata, sulla strada giusta. Dobbiamo parlarne. Sì, ma quando?  Pietro è fuori di sé, non sa più cosa pensare.Però gli viene un’idea: ci vuole tempo per discutere. E poi è così bello vedere il Maestro in quella compagnia! “ Senti Gesù, stiamo qui che è così bello. Ci penso io a mettere in piedi tre tende, una per te una per Mosè e una per Elia” e magari continua a pensare “Quanto a noi non c’è problema, stiamo fuori, come quando andavamo a pescare, ci siamo abituati; ma quelli che ce l’hanno con te lasciali là, anzi mandali al diavolo!”.  Ma Pietro, che pensi? Sragioni? E’ venuto apposta per strappare la gente dalle grinfie di quel messere e tu gli dici… Ma fa’ il piacere! Ma cos’è quella nuvola luminosa che sta arrivando? Cosa succede? Ah, sì è la “Scekinà”, la nube sacra, la presenza di Dio. Pietro e i suoi amici, presi dalla paura,  tremano come foglie e vengono raggiunti da una voce che esce dalla nube e dice: “Questo è il mio Figlio, gli voglio tanto bene! Ascoltate lui!”. Tra parentesi, la traduzione solita “ascoltatelo” appare troppo debole. Con il testo Greco e con il Latino dovremmo dire: “Lui ascoltate”, cioè “E’ lui che dovete ascoltare”, mica gli altri, al limite nemmeno Mosè né i profeti, se non è lui che ve li spiega.Poi più niente, silenzio. I tre discepoli sono come tramortiti. Pietro sente che qualcuno lo tocca, come per svegliarlo. “Alzatevi, non abbiate paura!”.Pietro alza gli occhi, guarda… Ma dove sono finiti gli altri due, Mosè ed Elia? E tutta quella luce, chi l’ha spenta? Si stropiccia gli occhi, guarda Gesù e… ma questo è il Gesù solito, quello di tutti i giorni!Il Vangelo dice, “Gesù solo”, ma possiamo anche dire “solito”,  il Maestro che siete abituati a vedere tutti giorni, quello stesso che le “persone che contano” ostacolano, disprezzano e deridono, quello che vi ha detto che sarà catturato e ucciso; ma ora avete visto chi è, potete credere che il terzo giorno risorgerà”.Pietro non scorderà più quello che ha visto e sentito su quel  monte. Non riuscirà a ricordarsene sempre tant’è vero che farà la figura del fanfarone: “Anche se tutti ti abbandonassero, io no, io non ti abbandonerò” e nell’0rto degli ulivi farà il gesto di sfoderare la spada e vibrare un fendente piuttosto maldestro per difendere Gesù, salvo poi a sconfessarlo davanti a una delle donne di servizio della casa del sommo sacerdote….Ma quella notte stessa ha incontrato Gesù che usciva, legato, dalla casa di Caifa, maltrattato dagli sbirri. I loro sguardi si sono incrociati.  Negli occhi di Gesù Pietro ha potuto leggere l’intensità del perdono che gli stava offrendo, e vi si è abbandonato in un pianto dirotto.Tanti anni dopo, , a sostegno dei cristiani nella prova della persecuzione nella sua seconda lettera scriverà: ”Quando vi abbiamo parlato di Gesù e vi abbiamo detto che lui è il Signore (=Dio), è il Messia (=l’Inviato, l’Unto e consacrato, il Salvatore) non lo abbiamo fatto andando dietro a storielle inventate frutto di fervida fantasia, ma vi abbiamo annunciato quello che abbiamo visto con i nostri occhi e udito con  le nostre orecchie in cima a quel monte. E abbiamo in appoggio anche la solidissima parola dei profeti, cui fate bene a prestare fede come a lampada che illumina il vostro cammino…” Avete visto? Non sono i profeti che “tengono il  Maestro in carreggiata” come lui aveva pensato in un primo momento, ma son loro che, spiegati da Lui risorto dai morti, diventano chiari e ci aiutano a seguirlo, come avvenne ai due discepoli sul cammino di Emmaus nel giorno di Pasqua.Ce l’ha ricordato recentemente anche Papa Francesco. Erano scoraggiati, non valeva più la pena nç di prendersela né di credere: ma mentre spiegava loro le profezie, sorgeva la luce nei loro cuori, tornava la speranza, la voglia di vivere, la gioia che ti fa venire la voglia di cantare, gridare, dirlo a tutti fino a che l’incontro con Lui nello spezzare il pane gli ha messo le ali ai piedi e sono tornati, di sera, a Gerusalemme per ritrovarsi, gioire e riprendere il cammino da Lui tracciato.Come vedete è chiaro che non ho scritto tutto questo nella seconda domenica di Quaresima. Sto vivendo giorno per giorno insieme con voi le difficoltà che il coronavirus vi crea. Prego con voi. Ad ogni Messa preghiamo per voi, facciamo preghiere apposta per voi. Seguo in vari telegiornali quanto sta succedendo e, anche se non mi faccio vivo spesso, credetemi che il mio pensiero, il mio affetto e la mia preghiera vi raggiungono continuamente.Cercate qualche momento in cui, spenta la tv e ridimensionate le parole degli “opinionisti” ascoltate o leggete la Parola di Dio, pregando lo Spirito Santo.Gesù ha promesso che “vi annunzierà le cose future”, cioè vi farà capire il senso di ciò che vi viene incontro, non solo che non si tratta di “fatalità” o di “comparabilità” di qualcuno che deve pagare (come in  queste culture che siamo mandati ad evangelizzare). Il fatto che la Parola di Dio usi il verbo “annunziare” ci fa capire che in tutto ciò che ci viene incontro c’è una offerta di salvezza che Dio ci porge nel suo amore infinito per noi: sempre perché in noi fiorisca la vita.Pietro nella sua seconda lettera ci dice di cercare la Parola di Dio e di prestar le fede “come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la “stella del mattino” sorga nei vostri cuori”.  Il “luogo oscuro ce l’abbiamo: è il tunnel in cui ci ha messo  il covid 19. E la luce? Quella tocca a noi accenderla finché non sorga la stella del mattino. Quale?</p>
<p>E’ la stella che cantiamo nella Veglia Pasquale:</p>
<p>“Stella che non conosce tramonto,Cristo tuo Figlio, che risorto dai morti fa risplendere negli uomini la sua luce serena”.Buona Pasqua a tutti e che il Signore ci conceda di vedere pesto,  in questi  giorni la fine di questo calvario del coronavirus.</p>
<p>E, chissà, che alla ripresa della vita normale ci accorgiamo che nella sofferenza comune magari il Signore ci  abbia  fatto scoprire una nuova e più sentita fraternità –</p>
<p>Ciao a tutti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Padre Zé</p>
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		<title>&#8230;.Portiere a destra&#8230;.pallone a sinistra!!! spiazzato!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 14:16:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/12/62.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1533" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/12/62-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />
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</p>
<p></a>Carissimi,eccoci all&#8217;appuntamento natalizio, sempre ricco di ricordi e di pathos, ma soprattutto  di speranza, anzi di certezza: la nascita di un bambino ci ricorda che la vita ha sempre la meglio sulla  morte, anche se alle volte pare  il contrario: che se si tratta della nascita del Salvatore, del Bambino Gesù, allora scusate, ma ci sono tutte le ragioni di questo mondo, e non solo…, per fare festa ed essere contenti!Papa Francesco per questo Natale ci ha regalato une lettera bellissima e a tratti commovente sulla bella tradizione di allestire il presepio in famiglia e ovunque ci sia concesso di farlo: è una forma simpatica di rivivere e di annunciare il Vangelo, la buona notizia della speranza, con un gesto che è anche alla portata di un bambino,  gesto che solo un animo intriso di fede e di poesia poteva immaginare,  come lo era appunto quello di Francesco d’Assisi.Il “perder tempo” ad allestire la semplice e bella coreografia del presepio ci rende “contemporanei” dell’avvenimento  accaduto duemila anni fa, senza dimenticare che la “contemporaneità” vera e sostanziale la realizziamo attraverso il sacramento in cui incontriamo il Cristo che ci viene  incontro come ha promesso: “<strong>Io sono</strong> con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.Questo il Papa ce lo ricorda quasi con discrezione alla fine del racconto del primo presepio a Greccio nel 1223: “Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia”, legame sottolineato in precedenza citando l’africano s. Agostino in   una delle sue folgoranti sintesi: “Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo”.Mi sono lasciato interrogare da questa lettera di Papa Francesco, rileggendo un po’ il momento attuale della mia vita e&#8230; sono arrivato a un punto che mi ha particolarmente illuminato, dove, quasi sul finire  della lettera dice: “<em>Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, <strong>continuamente fuori dai nostri schemi</strong>. Dunque, il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita.”</em>Ecco, qui<em> “vengono a fagiolo”  </em>le notizie della missione<em>.</em>Avete presente quando un arbitro fischia un calcio di rigore? Tutti lì col fiato sospeso, a partire dal portiere che quasi sempre ci fa una magra figura. Breve rincorsa e il pallone schizza via. Schizza anche il portiere che si esibisce in uno splendido e “plastico” volo a mezz’aria, quasi in barba alla legge di gravità, con altrettanto elegante atterraggio… dalla parte opposta a dove è andato il pallone: spiazzato!!  (Che se alle volte, per esperienza, per intuito o per semplice istinto, il malcapitato portiere riesce ad agguantare il pallone, i soliti soloni “pallonologi” diranno non che il portiere ha parato il rigore, ma che l’altro “ha sbagliato a calciarlo”. “Ci sarà giustizia a questo mondo!” diceva Lorenzo Tramaglino  di ritorno dallo studio dell’avvocato Azeccagarbugli.Si capisce vero che ai miei tempi io giocavo in porta?)Ci ho messo quarant’anni di pazienza per mettere in piedi una squadretta di fabbri, falegnami, meccanici, saldatori, muratori ecc. perché i miei successori avessero modo di garantire la manutenzione della missione e dei mezzi di trasporto per l’Evangelizzazione e poi, quando io mi sono dovuto fermare tutto si è sfaldato; anzi, dovuto alla “imperizia” di  qualcuno dei miei  collaboratori, me li sono addirittura ritrovati mal disposti e in atteggiamento rivendicativo!  C’è voluto del bello e del buono per rifare “ponti”; comunque il risultato è che abbiamo una officina che per la Guinea è super-attrezzata e… nessuno ci lavora. Anche  un semplice motorino viene messo n mano a sedicenti “meccanici” là fuori con risultati “fantasmagorici”. Alle volte io non resisto alla tentazione e … poi ne pago le conseguenze, come nei giorni scorsi: ho creduto di fare dei lavori semplici con materiali neanche troppo pesanti, e ho rimediato  uno strappetto alla schiena che c’è voluta  una settimana per rimettermi in sesto: fortuna che “ho il fisico”! (ma non la testa, direte, e mi va bene)Il 17 novembre scorso “mini-festa” in borgo: entrata del nuovo parroco, padre Maiuca Gomes Te, nominato con rescritto vescovile in data 4 novembre in sostituzione del parroco precedente, padre Abramo, trasferito ad altra parrocchia nella Capitale “per urgenti motivi di salute”. Parafrasando Shakespeare mi verrebbe da chiedermi; “Tanto lavoro per nulla”? Dal 2011 che mi sono dedicato ad aiutarlo a inserirsi nella nostra realtà, ed ora?  Spiazzato!Par carità, tanto di cappello al nuovo parroco che mi chiede di sostenerlo e di “introdurlo” nella realtà della nuova parrocchia, nella quale si trova da tre anni, prima come seminarista, poi come diacono e,  dal 15 Settembre 2018, come prete. Sì, avete capito bene, ho un parroco che ha un anno e poco più di Messa (e il coadiutore è prete dal Novembre 2017, la musica cambia di poco). Il quale coadiutore, “per impegni precedentemente assunti”, non era presente all’entrata del nuovo parroco, con relativa meraviglia dei parrocchiani…Ma non finisce qui. Ci ho messo un anno a introdurre una nuova suora che offriva concrete speranze per la nostra pastorale ed era entusiasta del lavoro qui a Suzana: niente, la mannaia è calata anche su di lei e improvvisamente è stata trasferita: voi ci capite qualcosa? Spiazzati per l’ennesima volta. E per l’ennesima volta io dovrei mettermi a insegnare l’ABC della lingua felupe e tutto l’ “intrade” della storia e della pastorale di Suzana a un’altra suora! Salvo poi arrivare per l’ennesima volta al… trasferimento della malcapitata suora in questione prima ancora che si metta a lavorare.E io che ho sempre predicato che in questi ambienti occorrono anni per capir dove si è capitati e anni per trovare la maniera giusta di lavorare…. Niente: portiere da una parte e pallone dall’altra!Spiazzati! Fortuna che il Vangelo è il racconto di  uno “spiazzamento” continuo, con quei poveri diavoli di apostoli che non ci si raccapezzano più: Gesù è sempre dall&#8217;altra parte, all&#8217;ultimo posto, fin sulla croce… Ma poi, in classifica è sempre il primo, a cominciare dalla prima Pasqua, primo “scudetto” che nessuno gli ha mai scucito di dosso, nonostante che ci  si siano “incaponiti” in tanti, con un sacco di tiri in porta e, purtroppo, anche di tentativi di autogol dall’interno della Chiesa stessa.Chi invece ci “spiazza” è sempre lui, ma lo fa perché ci vuol bene, e si ostina a volerci bene nonostante che noi, “esperti” giocatori, ci piazziamo troppe volte dalla parte sbagliata.Lasciamo che  il Natale del Signore ci spiazzi un’altra volta.  E che sia la volta buona di “piazzarci” dalla parte che ci ha già detto Lui: all’ultimo posto: siamo sicuri che, se il pallone non lo prendiamo noi,  lo prende Lui! A Lui nessuno lo spiazza! Auguri!</p>
<p>Padre Zé</p>
<p>Suzana, 12.12.2019</p>
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		<title>“Luce fra le tenebre”</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 08:31:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Suzana 2 Marzo 2019 Carissimi, guardate bene la data. L’avete vista? Si? “Che c’è di strano?” direte. Avete ragione, per voi non c’è niente di strano. Per noi, e per me in particolare, è una data storica: il Natale della Chiesa di Gesù qui nel paese dei Felupes. Cinquantanni or sono celebravamo in questa data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Suzana 2 Marzo 2019</p>
<p>Carissimi, guardate bene la data. L’avete vista? Si? “Che c’è di strano?” direte. Avete ragione, per voi non c’è niente di strano. Per noi, e per me in particolare, è una data storica: il Natale della Chiesa di Gesù qui nel paese dei Felupes. Cinquantanni or sono celebravamo in questa data i primi battesimi, nasceva una comunità, 50 persone, tra le quali otto famiglie, le prime pietre di questa porzione di Chiesa. Il p. Marmugi era raggiante, me lo ricordo bene: aspettava quel giorno da 17 anni!Ho preparato una celebrazione per questa sera in cui, più che guardare al passato,attraverso la Parola di Dio cerchiamo di renderci conto del dono che Dio ha fatto a noi e,attraverso di noi, a questo popolo.“Il popolo che andava nelle tenebre, vide una grande luce” dice il profeta Isaia e la Chiesa ce lo ricorda nelle prima lettura della Messa della notte di Natale.Renderci conto di quanto Dio ci ha voluto e ci vuole bene: è il senso di tutto il cammino della Quaresima, che sfocerà, a Dio piacendo, nella luce della Resurrezione delle feste Pasquali, quando la Chiesa appunto ci farà ripetere le “promesse battesimali”: poca cosa se non le appoggiamo su una consapevolezza rinnovata di quanto il Signore ci vuole bene e ci usa misericordia.Certo, il Signore ha fatto in noi grandi cose, lo possiamo dire, anzi cantare con Maria, la Madre di Gesù! Ma anche quante infedeltà, quanta pigrizia, quanta ingratitudine! Il Signore ci ha fatti “Luce fra le tenebre”, ma la polvere accumulata rischia di smorzare la forza di questa luce, per cui una bella “spolverata” quaresimale è la benvenuta.Sta scendendo la sera e siamo qui con il fiato sospeso. C’è scontro tra i villaggi di Elia e Jobel da una parte a Eramne altra. Sono già volati fendenti di machete e addirittura qualche colpo di arma da fuoco, con feriti vari. Le autorità…. Meglio non parlarne, tanto sono tutti impegnati a assicurarsi un “cadreghino” visto che domenica prossima 10.3 ci sono le elezioni e sono tutti in “campagna”.Per cui con la minaccia espressa di un attacco armato da parte di Elia e Jobel, le cosiddette autorità se ne sono andate, anzi, a quanto sento si sono portate via anche polizia e esercito che si erano interposti nei giorni scorsi evitando il peggio. Hanno lasciato sul posto un drappello di 12 uomini. Ho l’impressione che Pilato non abbia ancora finito dilavarsi le mani….Abbiamo un bel dire che in questi tre villaggi, nonostante i vari tentativi effettuati lungo gli anni, non siamo mai riusciti a far nascere una comunità cristiana: questo non ci scusa del fatto che il “sale” del Vangelo non li ha ancora “contagiati”, dopo ben 50 anni di prossimità.Una bella responsabilità da parte nostra!In compenso questa mattina a Kassolol abbiamo celebrato la Messa di ringraziamento per la prima suora di quella comunità, suor Maria do Rosario, figlia di una famiglia cristiana, ringraziamento che ha trainato a rimorchio quello di un’altra suora novella,francescana, suor Severina, la cui famiglia ha radici nella stessa comunità, ma che non è mai vissuta qui. Era presente anche il nostro primo prete, padre Abramo Ambessum,della stessa comunità di Kassolol, che a Luglio farà il 25° di Ordinazione. Una Messa celebrata in semplicità, ma con tanta gioia! Vedete come il Signore è buono: se da una parte si addensa la nebbia, da un’altra parte ci apre stupendi spiragli di luce. E di speranza.Nel cortile di casa tra i genitori prima della Messa. Sto continuando la lettera il lunedì pomeriggio, 4 Marzo.La notte a Eramme è trascorsa abbastanza tranquilla, anche se donne e bambini sono rifugiati nelle scuole nella parte del villaggio che confina con Suzana ed è sufficientemente protetta.Stanno piano piano venendo a galla antichi rancori e nuove manovre per corrompere chi deve prendere delle decisioni. Ma noi continuiamo a parlare di speranza, ci mancherebbe!Speranza che i nostri vescovi hanno cercato di ravvivare con la lettera pastorale inviata in preparazione delle elezioni di domenica prossima. Una volta tanto sono stati abbastanza coraggiosi, dicendo le cose come stanno. D’altra parte i danni perpetrati dalla classe politica sono così evidenti e macroscopici che il non citarli sarebbe stato interpretato come una scelta di campo a loro favore.Peccato che si sono svegliati tardi.In extremis ne ho fatto un libretto da mandare nelle comunità domenica mattina ( e qualcuno dei miei collaboratori si è dimenticato di portarli….); domenica all’omelia l’ho commentata; nel pomeriggio, mentre fuori impazzava la musica del carnevale, ne ho fatto una sintesi in felupe. Stamane l’ho spiegata ai collaboratori invitandoli a farla arrivare alle comunità, ma… è la settimana del carnevale!&#8230; Allora l’ho registrata a mezzogiorno e da stasera la faccio trasmettere in radio. Insomma, una volta tanto che i nostri vescovi, anche se in ritardo, ci danno una mano, siamo proprio noi a chiudergli la bocca? Anche dopo cinquant’anni il ritmo lento africano non mi va ancora giù! (A proposito è “ritmo lento” o è proprio “inerzia”? “Ai posteri l’ardua sentenza” direbbe il “Dun Lisander”).Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire con il saggio del libro del Kohelet.E INVECE NO!Di nuovo c’è qualcosa di grandioso, che ha diviso la storia in un “prima” e un “dopo” che non è ancora finito: il mistero della Pasqua, del Figlio di Dio che si è fatto carico delle nostre inerzie, delle nostre fisime dei nostri pregiudizi e delle nostre colpe e se le è portate nel sepolcro. Poi ne è vento fuori, ma tutta quella roba l’ha scaricata là dentro.Purtroppo noi abbiamo il vizio di andare a frugare nella discarica, recuperiamo antichi errori e li spacciamo per modernità, antiche sconfitte e le propaliamo come nuove vittorie!&#8230; Qui si che non c’è proprio niente di nuovo!Accogliamo l’invito della Quaresima! Liberiamoci dall&#8217;egoismo e liberiamo anche il creato che aspetta di vederci per quello che siamo, figli di Dio. Allora sì che si potrà tirare tutti un gran sospiro di liberazione (che magari “buffa” via la nebbia e ci libera anche dallo smog,una volta buona!). Ce lo dice anche papa Francesco nel suo messaggio.Buona Quaresima, per una ottima Santa Pasqua: la vera novità!</p>
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		<title>&#8230;Correva l’anno del Signore 1963</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 07:32:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/08/Battesimo-BANOR-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="battesimo banor" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/08/Battesimo-BANOR-1-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Carissimi, visto che anche questa volta vi scrivo dal paesello natio?Sembra diventato un vizio, ma i miei superiori, oltre ad avermi sottratto l’uso dell’auto e della moto, ogni tanto mi spediscono a “fare il tagliando” con  un frequenza che si è un po’ “infittita”.  Data l’età… e il resto!ora ve ne racconto una.Correva l’anno del Signore 1963 e io quel giorno di luglio correvo in sella a una bici non proprio da corsa (di quei tempi), ma ci mancava poco. Eravamo partiti da Isolaccia Valdidentro la mattina presto, scesi a Bormio eravamo risaliti su fino a S Caterina Valfurva, poi, dopo aver percorso un tratto della strada del Passo del Gavia, sterrata a quei tempi, lasciate le bici, eravamo saliti in cima al Trezero, continuando poi per le cime fino a punta S.Matteo. Ora…stavo scendendo. Strada scorrevole, traffico poco o niente e giù a rotta di collo. Bellissimo! Scivolavo via avvolto dal silenzio, ascoltando il vento che fischiava negli orecchi.Un mio collega, a bordo del mitico “Galletto” della Moto Guzzi, mi raggiunge, mi si affianca e mi grida: “Lo sai che vai a ottanta?”. “Spero proprio di arrivarci” gli rispondo mentre aggredisco la curva che mette fine al piccolo rettilineo.Be’ grazie a Dio ci sono arrivato: gli ottanta sono suonati a Gennaio e io scherzando scandisco “ot-tanta!”. E sono tanti davvero, anche se sembrano passati in un soffio.Guardiamo indietro? No: Soltanto facciamo memoria, ma a due condizioni:la prima è questa: per ringraziare il Signore per tutto il bene che mi ha voluto e per come continua ad avere pazienza con me. Ha cercato di tenermi per i capelli, ma… gli sono rimasti in mano! Adesso tocca a me stargli più vicino, se no sono guai…La seconda condizione è quella di restare “sveglio”, facendo tesoro delle “capocciate” passate per non sbatterne delle altre, anzi mettendocela tutta per riconoscere i suoi inviti e le sue “correzioni di rotta”. Come funziona? Semplice, un po’ come quando si canta insieme: uno intona e tu vai dietro, “imbroccando” non solo la canzone, ma anche il ritmo e la tonalità, se no sai che roba?!Chi intona è Lui, lo spartito lo scrive Lui e tutto il resto viene di conseguenza.Fuori metafora: siamo nelle Sue mani, nella buona e nella meno buona salute, da giovani e da non più giovani e Lui ti spiazza sempre.Continuo a dire che la nostra missione di Suzana sta attraversando un momento delicato e anche difficile, con tutta la girandola di persone che sono cambiate, chi per trasferimenti regolari, chi per trascorsi limiti di  età, chi per malattia (il Parroco, Padre Abramo è ancora in ballo con il cuore che gli gioca brutti scherzi), chi per essere stato chiamato a ricevere il Premio (come alcuni anziani, colonne delle nostre comunità): ti sembra che tutto stia per crollare e invece, zàcchete, ti si aprono porte che ti sembravano chiuse!Mi era già successo in passato, quando nel 1974 stavo tentando di sfondare sul “fronte occidentale”, oltre Kassolol correndo, a mia insaputa, un grosso pericolo per la mia incolumità: ed ecco che il Signore mi venne ad aprire una strada dall’altra parte, verso sud, con la chiamata di Ejin e poi di Ehlalab, dove sono nate due consistenti comunità.Ora la storia si ripete. Noi parliamo di crisi e, pur in mezzo a mille difficoltà, si sta aprendo una porta tra i Jòla Baiot di Eramme dopo quanti anni di tentativi infruttuosi! Contemporaneamente ritorna un gruppo del villaggio di Bujin, che ci ha tenuti in scacco per più di trent’anni: si si, no no, magari chissà….. Per non dire dell’altro villaggio, Ejaten che, come Bujin, si “affaccia” proprio sulla frontiera con il Senegal.Pensate, già nel 1969, allo stesso tempo di Katon e di Kassolol, un gruppo di giovani di quel villaggio era venuto dal padre Spartaco Marmugi a chiedere il “cammino di Gesù”! Per noi era impossibile andare laggiù, proprio sulla frontiera. Eravamo nel pieno della guerra di indipendenza dal regime portoghese e dalla frontiera partivano gli attacchi contro le truppe coloniali, che già ci sospettavano di connivenza con gli indipendentisti: una nostra presenza laggiù avrebbe  significato la nostra espulsione immediata, come già era successo, anche per meno,  ad altri nostri missionari.A malincuore il padre li invitò a pregare aspettando tempi migliori e cercando anche di non scoprirsi troppo per non incorrere nelle sanzioni degli anziani del villaggio: la persecuzione in questo senso era forte in quei tempi anche a Suzana e negli altri due villaggi, Katon e Kassolol.Poi, col passare del tempo venimmo a sapere che Ampakaruncia, il giovane che guidava il gruppo, era morto in circostanze “misteriose”. Ma non troppo, visto come gli anziani sapevano maneggiare ogni tipo di veleno!&#8230;Ebbene, diversi anni fa da quel villaggio altri sono venuti, abbiamo camminato insieme: alcuni si sono ritirati, altri ancora sono venuti a mancare per cause giudicate “naturali” e, finalmente, la scorsa domenica, 16 Giugno festa della Santissima Trinità, la prima famiglia è stata battezzata, piccolissimo seme di quella che, per la sofferenza sopportata, sembra avere le carte in regola per divenire una bella comunità.Rimane una spina: nei tre villaggi Baiot più vicini a Suzana, ancora non scalfiti dal messaggio del Vangelo, è in corso una guerra fratricida che nemmeno le forze dell’ordine riescono a scongiurare, tanto che addirittura ci sono stati dei morti.Abbiamo bisogno di un supplemento di preghiera per poter offrire cammini di riconciliazione, nel nome e sull’esempio di Gesù, che “ha abbattuto nel suo sangue il muro di inimicizia” come dice Paolo agli Efesini.Magari, quando siete in ferie, ricordatevi di noi: una Avemaria dura pochi secondi……PS. Chiedo scusa per il ritardo di questa lettera. Tornato, ho trovato mio fratello Alfonso all’ospedale: malattia e complicazioni varie, e i miei programmi sono saltati. Ora, dopo due mesi di ospedale, manca solo la necessaria riabilitazione. Io riparto più o meno nel tempo programmato, con un forte sentimento di riconoscenza nel cuore. “Di qua e di là dal mare” ho sentito quanto siete vicini non solo alla missione, ma anche a me e ai miei cari. Un Grazie grosso come una casa a tutti voi. E a Lui: non è Lui per caso che ha detto che chi lascia tutto per lui riceve il centuplo in questo mondo e in più la vita eterna?  E quando ci si mette Lui!&#8230;.</p>
<p>Grazie, ciao e buone vacanze. Padre Zé.</p>
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		<title>&#8220;pastori con l&#8217;odore delle pecore&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 14:15:15 +0000</pubDate>
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<p>Carissimi, ancora una volta vi scrivo da Brugherio che, anche se da parecchi anni è assurta al rango di città, per me resta sempre il &#8220;paesello natio&#8221;, là dove sono le mie radici. E&#8217; ben vero che ormai sono molti di più gli anni trascorsi altrove che non quelli passati qui, ma le radici sono radici, fanno parte della nostra identità e su questo non si discute. Certo, la pianta cresce e allarga i rami, senza pretendere di selezionare gli uccelli che verranno a posarsi: a me il Signore ha chiesto di essere un ramo lungo fino all&#8217;Africa e mi va bene; se la pianta è buona non sarà la quantità nè la diversità degli uccelli che la faranno cadere!Uccelli a parte, qualche notizia, e non solo di lavori.L&#8217;otto Settembre scorso ha fatto la professione religiosa nella Congregazione dei Missionari Spiritani francesi il nostro Jacinto Sibandihó della comunità di Suzana, figlio di Raul Baliu Sibandihó, uno dei  nostri catechisti della prima ora e papà di padre Marco, sacerdote diocesano ordinato fin dal 2002. Così è il secondo dei suoi figli sulla strada del sacerdozio, e missionario per giunta. In febbraio sarà ordinato Diacono e poi ci diranno quando sarà ordinato prete.Appena dopo il mio rientro, che sarà il 12 Novembre, la domenica 19, o forse il sabato 18 ancora non si sa di preciso, verrà ordinato prete il diacono di cui vi ho parlato nella lettera precedente, don Matteo della comunità di Ejin, lui pure figlio di catechisti. Andrà a svolgere il suo ministero nella parrocchia di Mansoa dove anche il PIME ha lavorato per circa trent&#8217;anni e dove tuttora lavorano le suore missionarie dell&#8217;Immacolata, le suore del PIME.Non ho ancora finito: il 25 Novembre farà la professione solenne tra i Francescani e in seguito verrà ordinato diacono Frate Lucas, figlio di Albert, uno dei primi cristiani e catechista della comunità di Katon. Poi ci diranno quando anche lui sarà ordinato prete.Il vivaio sta dando ancora frutti, perché ci sono altri alle loro spalle che si stanno preparando, anche per il PIME, figuratevi!La speranza è che questi avvenimenti scuotano un po&#8217; anche gli altri giovani, che si stanno &#8220;addormentando&#8221; in una &#8220;stasi&#8221; senza vie d&#8217;uscita. Ve ne ho già parlato in passato, non sto a ripetermi: assenza di prospettive, che invece di &#8220;aguzzare l&#8217;ingegno&#8221; come si suol dire delle difficoltà, induce ad un immobilismo, ad una vera e propria inerzia propria di chi &#8220;si lascia vivere&#8221; invece di &#8220;aggredire&#8221; la vita con spirito di iniziativa. Ce la stiamo mettendo tutta per dare loro una mano, ma credo che ci voglia anche tanta testimonianza o, come si diceva una volta, tanto &#8220;buon esempio&#8221; da parte nostra.Orpo….., mi stavo dimenticando di darvi anche qualche notizia di noi.Il sottoscritto è arrivato in Italia già da tre settimane: la schiena mi sta &#8220;presentendo il conto&#8221; e, a parte tante altre cose, ha anche un po&#8217; ragione: le sgroppate in moto e le corse in fuoristrada là dove le strade non ci sono credo che possano lasciare un segno, tanto più che la cosa è durata quasi ciquant&#8217;anni ormai. Non me ne pento, tornerei a fare lo stesso (magari con un pochino di prudenza in più direbbe qualcuno&#8230;). L&#8217;importante è guardare avanti. La salute continua a reggere e allora guai a chi si ferma. Il lavoro sul terreno lo sta portando avanti il p. Abramo Cabral, il mio Parroco, con i suoi collaboratori, il diacono Don Maiuca che prossimamente sarà ordinato sacerdote e&#8230; sorpresa, un altro diacono, Don Vitor, arrivato a Suzana l&#8217;altro ieri più le suore e i catechisti. A me il compito di rifornirli di quanto serve: ricostruzione del cammino delle varie comunità, aspetti della cultura locale da relazionare col Vangelo, catechesi in lingua felupe, testi per incontri di preghiera, nuovi canti per la liturgia e sistemazione del repertorio, ecc. ecc.  E ancora un occhio all&#8217;officina per dare qualche dritta a chi sta ancora imparando,Come vedete, il lavoro non manca, grazie a Dio.  Ciò che più importa però è ancora quello che ci raccomanda papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale di domenica 22 Ottobre. Dice testualmente così: &#8220;Anche quest&#8217;anno la Giornata Missionaria Mondiale ci convoca attorno alla persona di Gesù, &#8220;il primo e il più grande Evangelizzatore&#8221;, che continuamente ci invia&#8230;.&#8221;Mi sono venute in mente due cose. Primo, la metafora che papa Francesco ha usato parlando ai preti di Roma per dire loro che devono stare vicini alla gente: &#8220;pastori con l&#8217;odore delle pecore&#8221;, tanto vicini da portarne con sè l&#8217;odore. Secondo: Paolo, nella seconda lettera ai Corinti, 2,15 usa la stessa metafora:&#8221;Noi siamo dinnanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono&#8230;&#8221;. Si può sapere come facciamo a &#8220;profumare&#8221; di Cristo se non stiamo vicini a Lui, se lo lasciamo da parte? E poi, scusate, come fa ad inviarci se siamo così lontani da non udirne la voce? Vogliamo costringere anche Lui a servirsi del telefonino per mandarci un sms?Per carità! Diamoci una mossa e diciamoGli di tenerci stretti a Lui: abbiamo tutto da guadagnare, per noi e per gli altri!</p>
<p>Auguri a tutti voi!</p>
<p>padre Zé</p>
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		<title>Don Matteo!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 13:58:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2017/11/CHIAVE-SANDRO1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1476" title="1" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2017/11/CHIAVE-SANDRO1-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>Suzana, Domenica 11. 06. 2017</p>
<p>Carissimi, avete visto la data? Niente di strano, solo che era Domenica, la Festa della SSma Trinità.E basta? Non proprio: era anche la festa di s. Barnaba, ma lui, discreto come sempre, si è ritirato in secondo piano per far emergere in tutto il suo splendore il NOME, i nuovo Nome di Dio che non è un &#8220;motore immobile&#8221;, come disse quel bel tipo di Aristotele, ma una &#8220;famiglia&#8221; intrisa di relazioni così profonde che di tre ne fanno  UNO, il Dio di Cristo, Padre e Figlio e Spirito Santo, tra Persone che si vogliono così bene, (un &#8220;bene da Dio&#8221;, è il caso di dirlo) da fare UN DIO SOLO,  che si chiama anche Amore.Mi è sempre stato simpatico Barnaba, &#8220;talent scout&#8221; formidabile e allenatore di prima classe: per la squadra di Cristo ha scoperto e lanciato un fuori classe del calibro di Saulo di Tarso, meglio conosciuto col &#8220;nome d&#8217;arte&#8221; che suona: &#8220;San  Paolo&#8221; si, quello che Gesù ha &#8220;placcato&#8221; sulla  strada per Damasco&#8230; Andate a leggere gli Atti degli Apostoli, cominciate pure dal capitolo  9  e andate fino al 15: bello no? Movimentato, pieno di colpi di scena più che un film d&#8217;azione&#8230; e senza effetti speciali, tutto genuino!Festa di S. Barnaba a parte, per la chiesa di Suzana è stata una data storica&#8230; e anche per me. Cosa credete, la chiesa di Suzana e il sottoscritto siamo stati una cosa sola da circa 50 anni, e lo siamo tuttora, anche se in maniera diversa: su questo non ci piove e ne ringrazio il Signore.Sapete, in questa data è cominciato il futuro.Mi spiego. Lo stavo preparando da anni e mi ci stavo preparando pure io, perché sapevo che si trattava di una cosa importante, molto importante.Fu nel 1972 che il p. Spartaco Marmugi, il mio &#8220;mister&#8221;, volle lanciarmi in prima squadra addirittura con la fascia di &#8220;capitano&#8221;. Allora la missione di Suzana non era ancora Parrocchia, in Guinea Bissau non c&#8217;era ancora nessuna diocesi, non c&#8217;era il Vescovo, ma un padre incaricato rappresentante del Papa, un po&#8217; così, alla buona.Ma non fu così alla buona che dovetti far fronte alla situazione: dopo poco più di un anno il Padre Marmugi venne a mancare e io&#8230; dovetti incominciare a sbrigarmela da solo.Il mio &#8220;mister&#8221; l&#8217;aveva previsto, sapeva di essere malato e ha giocato d&#8217;anticipo cercando di trasmettermi tutto quello che aveva accumulato in ventisei anni di vita missionaria in Guinea: non solo i cosiddetti &#8220;fondamentali&#8221;, ma anche la visione di gioco, il giocare a testa alta, avendo presente tutta la superficie del campo e quello che ci si muove&#8230;. E cominciai a preparare la &#8220;successione&#8221;, per facilitare il compito a chi avrebbe ricevuto da me il testimone della &#8220;staffetta&#8221; missionaria.Il Signore mi ha aiutato con delle comunità e delle persone stupende, ho potuto imparare moltissimo, tradurre con loro tutto il Nuovo Testamento, fare un mucchio di canti molti dei quali proprio nel loro stile, continuare la traduzione dei testi liturgici cominciata con il p. Marmugi, tradurre e inventare testi catechistici in lingua loro, registrarli per chi non sapeva leggere ( e per chi deve imparare la lingua felupe); abbiamo anche lanciato una radio parrocchiale per raggiungere tutti, che funziona dal 1995 e ora è affidata ai nostri laici.Insieme abbiamo fatto crescere le nostre comunità, affrontando insieme le difficoltà, imparando insieme dagli Atti degli Apostoli e dalle Lettere di Paolo e C. come risolvere i problemi che ci si presentavano, nell&#8217;intento di rendere loro capaci di portare avanti la loro chiesa insieme con chi sarebbe venuto a succedermi.La storia s&#8217;è fatta lunga. Addirittura, trent&#8217;anni dopo quel 1972, la Missione di Suzana è stata &#8220;promossa&#8221; a Parrocchia e, <em>ipso facto</em>, io sono diventato Parroco.Così la mia anzianità di Parroco risale a solo quindici anni dei quarantacinque effettivi, ma non mi preoccupo: qui non ci sono bollini per la pensione, visto che nemmeno la pensione esiste&#8230;.E poi siamo o non siamo servi, non &#8220;inutili&#8221;, ma come spiega bene Silvano Fausti, &#8220;senza un utile&#8221;, cioè senza pretesa di essere pagati Certo, non avrei fatto nemmeno metà della metà di ciò che abbiamo realizzato in strutture per la pastorale e per insegnare a lavorare, se non avessi avuto alle spalle il folto gruppo degli amici dlla Missione, in prima linea Brugherio Oltremare, ma non solo.Ecco, ora guardiamo insieme verso il futuro: non è difficile, visto che, come dicevo, è già cominciato.Cinque anni fa, fulmine a ciel sereno, il Pime ha aperto a s. Domingos portandosi via i due missionari che avevo  a Suzana. Sono rimasto solo, del Pime, con la incipiente compagnia del mister Parkinson che già cominciava a darmi fastidio.Ma c&#8217;era una novità: da prima di Natale 2011 il Vescovo ci aveva mandato il P. Abramo Cabral, un prete diocesano con qualche anno di Messa. E&#8217; arrivato un po&#8217; &#8220;malconcio&#8221;, ma la nostra gente lo ha rimesso in piedi. La stoffa è buona ed è partito con il piede giusto. Di progressi ne ha fatti tanti e, soprattutto, è stato capace di capire la situazione, il cammino fatto da queste comunità a cominciare da p. Marmugi. Non finisce mai di chiedermi notizie e vuole sapere il perché e il percome di tante scelte fatte. Ci siamo trovati a condividere tante scelte, tanti punti di vista, tante posizioni anche attuali nel contesto della nostra Diocesi. Devo proprio dire che si è trattato di un ottimo acquisto.La gente gli vuole bene e se lo merita. C&#8217;è una bella armonia anche con gli altri collaboratori: tra di loro c&#8217;è buon sangue e intesa, e anche con me. Ma quello che più importa è che ci sia tra di loro, perché loro sono il futuro: la Chiesa di Guinea che cammina con i suoi piedi e che assume in prima persona il lavoro missionario.Quello che mi piace non è solo l&#8217;accordo tra di loro, ma anche la dinamicità: stanno viaggiando nei villaggi per la catechesi, che per ora preparo io in Felupe. Cercano anche di trovarsi insieme per studiare, per informarsi da me, per sostenersi: ci siamo organizzati su ritmi settimanali e pare che la cosa funzioni bene.Con tutte queste premesse, cosa volete che provassi quando abbiamo fatto le consegne nella celebrazione presieduta dal Vescovo? Il giorno prima, su due piedi avevo pensato e scritto una celebrazione vigilare che è stata molto apprezzata: il tasto giusto per prepararci spiritualmente.Avevo  il mio daffare per suonare e cantare, ma non ero distratto. Mi è sembrato tutto così naturale, l&#8217;avevo desiderato da così tanto tempo che&#8230;. tutto è andato liscio e sono tranquillo.Ciliegina sulla torta: sabato prossimo vado all&#8217;ordinazione diaconale del nostro Matteo di Ejin, figlio di catechisti e nipote di due figure eccezionali Kutujenuió e Anjiroken. Diciamo una famiglia &#8220;storica&#8221; della comunità di EJIN. Ho ragione o no di dire che il futuro è cominciato</p>
<p>Suzana 20 Giugno 2017</p>
<p>Siamo andati a Bissau. La chiesa della parrocchia di Antula non è ancora finita, ma ci ha &#8220;contenuti&#8221; tutti: grande, monumentale, solida, per ora senza porte e finestre.Una Messa interminabile, per ordinare due diaconi! Immaginatevi se c&#8217;era anche qualche prete!Ma la mia attenzione e la mia preghiera si concentravano soprattutto su Matteo e sulla sua famiglia, papà Ernesto e mamma Anita. Rivedevo come degli spezzoni di film, con la sua nonna Anjiroken, il nonno Kutujenuió, lo zio António: le prime colonne portanti della comunità di Ejin. Quante cose stupende mi ha fatto vedere il Signore! E sono lì, vive davanti a noi. Anche se noi ci incurviamo col passare degli anni, lo spettacolo offerto da questi giovani che accettano di consegnare la loro vita nelle mani del Signore ti da la carica. Pochi anni e la savana dà i suoi frutti. Ancora  una volta il Vescovo ha voluto sottolineare che Suzana è un vivaio di vocazioni. Che fortuna ho avuto di capitare tra questa gente, capace di accettare e far fruttificare il Vangelo anche più di noi! C&#8217;è sempre da imparare e da ringraziare il Signore.E poi l&#8217;altra novità: ci siamo messi di buzzo buono a rifare il ponte di Boaj, 106 metri su acqua salata, in piedi da 25 anni e ormai piuttosto malconcio. Si  sta  facendo bello con un sacco di cose nuove&#8230; con mio fratello Alfonso che è venuto qui e ha dato lo spintone giusto. No, non l&#8217;ha mica abbattuto!Cosa credete, lo spintone lo ha dato ai lavori ( e un po&#8217; anche &#8230;ai lavoratori) tanto che arrischiamo di finire il tutto prima che comincino le grandi piogge. Per noi era un sogno, ma adesso sta diventando realtà.Ora mio fratello riparte soddisfatto e qui ne parleranno per un bel po&#8217;: non è frequente vedere gente che lavora a quella maniera. Noi faremo le finiture che la pioggia ci permetterà di fare, ma il ponte è di nuovo lì, ringiovanito, a far bella mostra di sè&#8230; e a ricordare alla gente che con buona volontà, intelligenza e collaborazione si possono fare tante cose belle.Auguri a tutti voi anche per le vostre ferie, se riuscite a farle. Noi qui aspettiamo il solito gruppetto di giovani e abbiamo già messo in cantiere non poco lavoro da fare insieme per dare nuovo impulso alla catechesi. Guai a chi si addormenta!&#8230;.   Ciao a tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">padre Zé</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2017/11/20170620_111805.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1478" title="20170620_111805" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2017/11/20170620_111805-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;&#8230;&#8230;. Lascio il palco e mi infilo nella buca del suggeritore&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2017 09:40:04 +0000</pubDate>
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<p>Carissimi, le piante in fiore annunciano la primavera ormi prossima, con la natura che si risveglia in una festa di vita e di colori dopo il grigiore dell&#8217;inverno ormai passato.Per noi cristiani poi, non si tratta solo di un fenomeno naturale pur bello e ricco di poesia con quel suo messaggio di speranza che ci dice che la vita non è mai sconfitta; per noi c&#8217;è un&#8217;altra primavera, un&#8217;altra vita, una speranza ancora maggiore: la PASQUA.Da quando Gesù risorgendo ha sconfitto la morte, la speranza ha acquistato uno spessore nuovo ed è diventata certezza: la certezza di essere amati e salvati da Chi la vita l&#8217;ha creata, la conduce e la porta a una fioritura nuova, insperata, al di là di ogni e qualsiasi eventuale sofferenza, anch&#8217;essa trasfigurata dalla Croce che Lui ha portato per nostro amore.Fa gelare il cuore il vedere come nel nostro mondo occidentale la morte si fa strada imponendosi come legge inesorabile.Esorcizzata in mille modi, chiamata con mille nomi diversi, entra nel quotidiano quando ci si serve di lei per impedire che vengano alla luce esseri umani ritenuti degli “intrusi” che vengono a turbare la nostra vita, o meglio, il nostro stile di vita: e crediamo di tranquillizzare la nostra coscienza proclamando che l&#8217;aborto è un diritto, perfino riconosciuto dalla “legge”.  Una volta si diceva che i popoli che praticavano l&#8217;infanticidio erano “selvaggi” e li pensavamo dispersi in foreste o su isole lontane, dove la “civiltà” non era ancora arrivata&#8230;.Raccapricciante, eppure dilaga nei media, il discorso sull&#8217;eutanasia: a furia di parlarne usando mille pseudonimi, l&#8217;eliminazione di chi ci è di peso, anziano o malato, non fa più notizia. La faceva al tempo del Nazismo, quando se ne parlava condannando appunto quel regime “inumano”. Vien fatto di pensare che la condanna era solo una mossa politica, usata perché serviva al momento per determinati fini, mentre la realtà che si perseguiva era un&#8217;altra.</p>
<p>Chiedo scusa per l&#8217;insolito inizio di questa lettera che di solito vuole informare sull&#8217;andamento della Missione, ma vi confesso che non mi sento fuori tema. Sinceramente mi trovo un po&#8217; in imbarazzo, quando mi sento mandato ad annunciare Colui che ha detto “Sono venuto perché abbiano la vita, e l&#8217;abbiano in abbondanza” (l&#8217;avverbio greco direbbe “esageratamente”, fuori misura) e poi mi sento domandare: “Ma perché allora voi non volete bambini ed eliminate vecchi e malati che hanno bisogno di tutto?”. Voi che cosa rispondereste? Che queste sono conquiste della civiltà?  E per quanto riguarda il  “Diritto a morire con dignità”? Non posso né voglio giudicare nessuno, ci mancherebbe, ma come lo posso conciliare con quanto annuncio, cioè che niente, nessuna sofferenza e nemmeno la morte ci può separare dall&#8217;amore di Dio in Cristo Gesù Signore nostro? (cfr Rom. 8,39   ma si veda anche tutto il cap.8).Quando durante la guerra del 1998 in Guinea con la presenza di truppe senegalesi in appoggio al dittatore, il nostro vescovo, che cercava di trattare la pace, era lasciato solo dagli altri vescovi della conferenza episcopale, senegalesi appunto, io andai in Vaticano a dire che si dessero una mossa, se no   come potevo continuare a fare la catechesi sulla Chiesa dicendo che essa in Dio è una sola famiglia fin quando i fratelli non si aiutavano l&#8217;un l&#8217;altro, e mi diedero ascolto. Ora non c&#8217;è Vaticano che tenga: dipende da tutti e da ognuno di noi testimoniare l &#8216;amore alla Vita, che ha valore perché è nelle mani di Dio; tocca a noi avere la vera con-passione, condividere la sofferenza di chi vede la vita “perdere senso” e restituirle la dignità di una “missione”, e non di quelle di minor conto.Come vedete dalla data, anche questa volta vi scrivo da Brugherio, dove sono arrivato il 19 Febbraio per un ulteriore controllo al caval di s. Francesco, diciamo che sono venuto a “fare il tagliando” alla macchina. Come sempre devo ringraziare tutti coloro che ho incontrato perché è stupendo sentirsi accolto come voi sapete accogliermi: prego il Signore che vi ricompensi come solo Lui sa fare.Notizie di laggiù? Presto detto Innanzitutto, a livello di Guinea, lasciamo stare di parlare o sparlare della situazione politica: sembra che anche noi qui in Italia non abbiamo moto da insegnare.A livello di Chiesa locale, abbiamo fatto la prima sessione del primo Sinodo della storia della Diocesi di Bissau, un avvenimento appunto “storico”.La preparazione non è stata delle migliori.  L’impegno dei partecipanti è stato lodevole. Purtroppo è mancata all’appello l’esperienza, che non ci poteva essere trattandosi della prima volta, ma forse anche una certa duttilità nel far fronte a cose che magari non si erano previste a tempo. Sono soddisfatto di come sono andate le cose? Non posso dire di si, però c’è speranza di migliorare. E’ prevista una seconda sessione a Giugno e dobbiamo lavorare perché sia meglio della prima. Forse non si farà a tempo a concludere tutti i lavori, ma niente impedisce che si possa aggiungere magari un supplemento… Chi sta nella stanza dei bottoni magari ci potrà pensare.Dalla stanza dei bottoni (si fa per dire) di Suzana sono uscito io: subentra il nuovo parroco, con tutto l’appoggio e l’affetto che si merita e il 17 Giugno avremo l’ordinazione sacerdotale del nostro don Maiuka, il diacono che già fa parte della nostra squadretta.E io? “Quiescente” poco capace di “stare quieto”. Lascio il palco e mi infilo nella buca del suggeritore. Mi sto già allenando e… mi dà parecchio da fare, visto che, grazie a Dio, chi mi succede vuole privilegiare la continuità pur nella inevitabile e provvidenziale novità.E’ un momento delicato, ma che mi dà molta speranza: vi chiedo di pregare perché il nostro servizio a queste comunità si svolga in una fraternità che guarda al futuro con i piedi ben poggiati sulle fondamenta poste dai predecessori. Le premesse, grazie a Dio, ci sono tutte: spetta a noi farle “maturare” e diventare realtà secondo uno sviluppo armonico e costante.I lavori?Abbiamo cercato di dare una mano alla preparazione al Sinodo stampando e diffondendo nelle parrocchie gli interventi che via via venivano “postati” nel blog della Diocesi: un lavoro non indifferente.Abbiamo “azzannato” il lavoro di manutenzione straordinaria del ponte di Boaj, il primo, costruito nel 1992, lungo ben 106 metri. In realtà si tratta di una “ricostruzione” al 50% con la sostituzione di tutto il materiale in ferro ormai divorato dalla salsedine, l’aggiunta d’un pilone in cemento, la nuova sistemazione delle teste dei piloni con travature in legno (avete in mente i famosi “traversini” delle ferrovie?) e altro, che sta sollecitando ancora una volta la fantasia e l’inventiva per venire a capo delle difficoltà che via via si presentano. Devo comunque dire che la nostra gente ha capito l’utilità del ponte, non può più farne a meno, per cui si impegna notevolmente nel dare una mano per i lavori necessari, che stanno continuando anche ora in mia assenza.Fronte coltivazioni. Stiamo serrando le fila e arruolando nuovi volontari per camminare verso una agricoltura più redditizia grazie al lavoro delle macchine. Interveniamo anche per conto terzi, cioè per appoggiare l’attività di ONG presenti sul territorio e impegnate nello sviluppare l’orticoltura.Ci è piovuto dal cielo un aiuto insperato: un uomo di un villaggio vicino, già in età, con una buona preparazione in orticoltura che è venuto a chiedere aiuto. Gli abbiamo fatto la proposta di gestire in proprio l’orto dentro la missione, così da aprire in seguito la strada a giovani che si convincessero della bontà dell’iniziativa. Ci si è messo d’impegno e l’orto è finalmente rifiorito. L’uomo ci sa fare, non solo, ma vuole dare una mano anche ad animare i giovani in questo senso. Un passo dopo l’altro, forse si apre una strada verso il futuro.Si diceva che chi vive sperando muore cantando e chi vive cantando morrà sorridendo. Io credo che la speranza è l’altra faccia della fede, visto che la nostra speranza non significa “speriamo che, magari…”Bensì, come dice Paolo, “so chi è Colui nel quale ho posto la mia speranza e so che non mi deluderà” (cfr.2Tim.2,12b). Mentre scrivo stiamo aspettando Papa Francesco. Se piace a Do parteciperò sia all’incontro in Duomo a Milano sia alla Messa nel Parco di Monza. Porterò nel cuore la Chiesa di Guinea, le nostre comunità e tutti voi: che il Signore c confermi nella fede e nell’amore e faccia di noi seminatori di speranza, quella che Lui ha portato risorgendo dai morti.Buona Santa Pasqua a tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Padre Zé</p>
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		<title>&#8230;&#8230;la bloggermania di padre Zè</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2016 18:55:39 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi, mentre vi scrivo voi state finendo un ponte lungo così mentre io &#8230; ancora non ho cominciato i lavori per ristrutturare il ponte di Boaj, in piedi dal 1992 e ormai fuori tempo massimo per la manutenzione.Intanto abbiamo riaperto la strada (chiamiamola così!), abbiamo ripulito il cantiere e bruciato quei fastidiosissimi fagiolini che i felupes chiamano &#8220;emokai&#8221; e in criolo si chiamano &#8220;gnágnima&#8221;): basta che ne tocchi uno e ti infila nella pelle milioni di piccolissimi aghi che ti danno un prurito che lévati!. Con il conteiner è arrivata pure la pompa freni del nostro Lazzaro, il Leoncino OM militare resuscitato (Lazzaro, appunto) che ci servirà, insieme con il trattore, per trasportare tutto quel po&#8217;po&#8217; di materiale da qui al fiume.C&#8217;è da dire, di positivo, che appena abbiamo chiesto di pulire la strada dalla vegetazione, subito dai villaggi oltre il fiume si sono mossi: si vede che hanno interesse a che il ponte venga rimesso a nuovo, hanno capito che gli serve. Si tratterà di organizzarli in modo da agevolare la loro partecipazione ai lavori.Chi si muove comunque sono soprattutto gli adulti. I giovani? Generalmente assenti, apatici, amorfi, a-tutto.  Piange il cuore al vederli, quando li vedi, perché stanno alla larga da chi sanno che gli proporrebbe dei lavori: a meno che siano profumatamente pagati e&#8230; possibilmente in anticipo. Capito dov&#8217;è lo sviluppo? Intanto i motocoltivatori e pilariso giacciono inerti. Chi aveva imparato un po&#8217; a lavorarci, se l&#8217;è squagliata col denaro (poco) raggranellato e chi non ha ancora imparato&#8230;  probabilmente&#8230; aspetta tempi migliori.Abbiamo avuto l&#8217;altra settimana, a livello PIME,  un interessantissimo corso di aggiornamento tenuto dal dottor Raffaela Lavazzo, psichiatra e psicoterapeuta che in gioventù era stato alunno del PIME.Abbiamo chiesto anche a lui un aiuto per capire cosa stia succedendo a questi giovani e, soprattutto se ci sono appigli, rampini o simili per riuscire a smuoverli.Ricordo che parlandone dicevo: &#8220;Li guardi negli occhi, quando ci riesci e&#8230; vedi fuori dall&#8217;altra parte! Sono buchi, non c&#8217;è dentro niente!&#8221;.E&#8217; terribile come situazione, non vedono niente per cui &#8220;valga la pena di&#8230;&#8221;.Il peggio è che&#8230; ci sono dentro anche molti giovani cristiani, che dovrebbero aver incontrato quel Qualcuno per cui vale davvero la pena di rimboccarsi le maniche!. O forse siamo proprio noi che invece di essere dei &#8220;Giovanni Battista&#8221; che si tirano da parte perché vada avanti Lui, magari restiamo lì impalati come allocchi nell&#8217;illusione che la gente venga dietro a noi?&#8230;Qui nella nostra diocesi siamo in clima di Sinodo e uno dei grossi argomenti della Nuova Evangelizzazione dovrà essere proprio questo.A proposito di Sinodo&#8230; Cose turche!  Si è voluto cercare di aprire un dibattito &#8230; via blog! Qui in Guinea? Quanti hanno accesso a un computer? E  anche se ce l&#8217;hanno &#8216;sto benedetto computer, quanti hanno accesso alla corrente?Allora mi sono &#8220;rimpinzato&#8221;  di buona volontà e mi sono offerto di stampare tutti i contributi alla discussione che fossero apparsi nel blog della diocesi, facendone arrivare quattro copie a ognuna delle trenta parrocchie della diocesi, gratis naturalmente.  Primo invio. Risposte? Niente. Allora ho cominciato ad inviare articoli, riflessioni, provocazioni, chiedendo pareri e punti di vista differenti, per avviare qualcosa in vista della prima sessione che sarà in Febbraio. Non è stato un lavoro di piccola mole, anche perché, in via di incoraggiamento, ho voluto far conoscere profili di cristiani &#8220;riusciti&#8221;, che ci garantiscono che lo Spirito Santo è al lavoro e come!Così ho scritto di Demba e Maddalena, di Kutujenuió e Anjiroken e di altri, mi mancano ancora Pitrikó e Ambona&#8230; Risultato? Zero, tutto tace. Ah, no, recentemente c&#8217;è stato un intervento: uno sconosciuto spagnolo che chiede di inviargli una lettera per posta normale perché fa la raccolta di francobolli e non ne ha nemmeno uno della Guinea!  Ha trovato che per questo valeva la pena di scomodarsi!!!Ma non siamo pessimisti! C&#8217;è del buono di cui parlare e ringraziare il Signore.Intanto subito dopo Natale abbiamo il ringraziamento per il dono che il Signore ci ha fatto mandandoci un evangelizzatore del calibro di padre Spartaco MARMUGI. Rivivremo il suo ricordo e la sua presenza attraverso testimonianze, conferenze, teatro e&#8230;  il sacramento della cresima chiedendo al Signore che qualche altro cresimato di questa nostra chiesa diventi testimone e apostolo come lui.E poi, giusto domani comincio a predicare un corso di esercizi in preparazione al diaconato del nostro Maiuka che sarà ordinato sabato prossimo 17 dicembre qui a Suzana. E&#8217; destinato a questa parrocchia dove resterà anche da prete e saranno due con padre Abramo: io il terzo della cordata fin che avrò fiato.Siamo comunque in attesa delle date di ordinazione di altri due diaconi, tutti e due della nostra parrocchia: frate Luca figlio di Albert di Katon e don Matteo figlio di Ernesto di Ejin. E dite poco?Ma c&#8217;è dell&#8217;altro. Facendo scuola di Felupe a Maiuka e a suor Herika (ottimi alunni), ho fatto altre scoperte &#8220;linguistiche&#8221; che hanno aperto grossi e inattesi spiragli sulla cultura felupe, sulle loro concezioni filosofiche (proprio così, non scherzo) che fanno da supporto all&#8217;annuncio della Parola di Dio, per esempio per i primi due capitoli del libro del Genesi. Per ora ho solo materiale che ho scritto in Portoghese. Appena avrò un po&#8217; di tempo preparerò una traduzione in Italiano da mettere nel Sito (accidenti, hanno attaccato anche a me la bloggomania!?!?!).Quando si dice che non si finisce mai di imparare e ci vorrebbe un più di tempo e di pazienza per pensare!Il tempo è grazia, è &#8220;Kairós&#8221; ed è nel tempo che il Figlio di Dio ha voluto venire per incontrarci, per mettersi davanti a noi e invitarci a seguirLo, a mettere la nostra vita nelle Sue mani perché realizzi in noi il Suo disegno di salvezza: è qui che poggia la nostra speranza, incrollabile perché proviene da una certezza che ci viene da Lui, cioè che Lui ci vuole bene e Gli stiamo a cuore, tutti, ma proprio tutti, anche quelli che non lo sanno e che , quando li guardi negli occhi, vedi fuori dall&#8217;altra parte e non ci trovi nemmeno un briciolo di speranza&#8230;.</p>
<p>Buon Natale e buon anno a tutti voi da tutti noi, nella gioia del Signore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">padre  Zé</p>
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		<title>Brutte notizie</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 07:50:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Brugherio 10 Giugno 2016 &#160; Carissimi,ancora una volta inizio a scrivere questa letterina a partire dal paesello natio. I controlli medici si sono fatti frequenti, anche se non ci sono motivi di allarme. Anzi vi posso dire che il neurologo che monitora il morbo di Parkinson ci ha trovati bene, sia me sia il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Brugherio 10 Giugno 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Carissimi,ancora una volta inizio a scrivere questa letterina a partire dal paesello natio. I controlli medici si sono fatti frequenti, anche se non ci sono motivi di allarme. Anzi vi posso dire che il neurologo che monitora il morbo di Parkinson ci ha trovati bene, sia me sia il mio ospite mister parkinson, che cerco di tenere buono buono perché non si arrabbi e non si metta a fare le bizze. Questa volta il soggiorno in Italia sarà un po&#8217; più lungo: due mesi. Me l&#8217;ha detto il mio Superiore, aggiungendo che devo anche riposare un po&#8217;, magari in montagna. Ai superiori noi abbiamo promesso obbedienza, per cui&#8230;.  alle volte ci riusciamo anche a dire di si. Poi c&#8217;è anche il detto secondo cui al medico bisogna proprio obbedire, se no sono guai. Il guaio vero è che il mio superiore è anche medico, per cui&#8230; non si scappa. Come diceva il poeta latino: cade in Scilla chi vuol evitare Cariddi.Ho dovuto interrompere la lettera e la riprendo solo dopo alcuni giorni, purtroppo con una notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno: due delle suore adoratrici del sangue di Cristo, suor Romana Sacchetti e suor Esperia Sulis sono morte in un incidente stradale, a Bula, lontane dalla loro missione. La suora che guidava, suor Chantal, nativa del Benin, è rimasta gravemente ferita, come pure ferite sono rimaste, chi più chi meno, le ragazze che viaggiavano dietro.Andavano all&#8217;ordinazione di un sacerdote guineano del loro Istituto: macchina stracarica, asfalto sbrecciato sui margini tutti rotti e con dislivello notevole col resto del terreno, autista con poca pratica: la macchina, che non correva forte, deve aver messo una ruota giù dall&#8217;asfalto e si è inclinata, la suora deve aver perso il controllo, nel panico probabilmente ha pigiato il pedale sbagliato, cioè l&#8217;acceleratore invece del freno, e la macchina è schizzata:ha capottato più volte, suor Romana è morta sul colpo, suor Esperia appena giunta all&#8217;ospedale, cosciente, sapendo di morire.Suor Romana, dopo una esperienza di missione in Tanzania, era giunta in Guinea nel  1981 a dar man forte alle prime quattro consorelle arrivate l&#8217;anno prima. Infermiera instancabile nel girare in un&#8217;infinità di villaggi per assistere mamme e bambini: un&#8217;autentica istituzione! Suor Esperia era maestra, catechista con una preparazione considerevole, affinata poi dall&#8217;esperienza di catechista itinerante del Movimento Neocatecumenale. E&#8217; arrivata in Guinea nel 1984 e si è dedicata subito alla catechesi nella nuova parrocchia di Ingorè, che proprio allora nasceva con territorio scorporato dalla missione di Suzana. Abbiamo collaborato non poco ed ho potuto apprezzarne la competenza e la dedizione appassionata con cui accompagnava la formazione dei catecumeni.Umanamente parlando si tratta di una grossa perdita, calcolando le poche forze che abbiamo, di fronte a una mole di lavoro che grazie a Dio va aumentando, Sappiamo però che gli &#8220;operai della messe&#8221; li conta LUI, il Padrone della messe. A noi compete pregare perché dia alle due suore il &#8220;soldo&#8221; che lui ha promesso e perché chiami altri operai per la messe; ricordandogli pure che sostenga noi che siamo rimasti a lavorare, soprattutto le consorelle, le persone che stavano assistendo o accompagnando, le loro comunità; e i famigliari che da lontano sono rimasti colpiti dalla loro scomparsa.La fede ci fa guardare avanti, decifrando i segni del suo amore che Lui moltiplica sul nostro cammino, segni che ci confermano nella volontà di seguirLo sempre, annunciando Lui, ragione della speranza nostra e di ogni persona che gli fa spazio nella sua vita.Alcuni di questi segni li abbiamo visti anche nelle nostre comunità, che hanno espresso nuovi &#8220;operai della messe&#8221;.La domenica 10 Aprile festa in borgo. Tutte le comunità riunite per la Messa di ringraziamento per l&#8217;Ordinazione sacerdotale di un nuovo Felupe doc, padre Massimo Kapina o.f.m. avvenuta il sabato dentro l&#8217;Ottava di Pasqua: freschissima dunque.Papà e mamma del novello prete, frate francescano, sono Felupes nati e cresciuti a Suzana; il papà battezzato il 5 giugno &#8217;69, col secondo gruppo, la mamma nel &#8217;70. Sposati nel &#8217;71, uno dei primissimi matrimoni tra giovani cristiani. Dopo l&#8217;indipendenza, nel 1974, non vedendo ancora figli, si trasferirono a Cumura, presso Bissau, inserendosi nella comunità cristiana di quella parrocchia come membri attivi, soprattutto nella pastorale delle famiglie.Macellata la rituale mucca, che sempre fa le spese delle feste di una certa portata, abbiamo pure rivissuto momenti dell&#8217;esperienza di vita con Padre Spartaco Marmugi, ricordando raccomandazioni tipicamente sue, che poi, quel giorno stesso ho avuto la gioia di vedere assimilate da elementi delle nostre comunità, dal p. Massimo stesso e da altri collaboratori, che le hanno espresse in modo vivo ed ineccepibile. Ho visto questa chiesa camminare coi suoi piedi, lavorare con le sue braccia e parlare in prima persona con chiarezza e convinzione. Sia ringraziato il Signore.Il 26 Maggio, dopo il mio rientro in Italia per i soliti controlli, nella comunità di Katon, prima professione di una nuova suora marianita: suor Noemi Ampajau, figlia di Simone e Mari venuta a mancare nel 2007.Noemi fu battezzata da me a Katon bambina di sei anni, insieme coi genitori nel &#8217;92 ed è la prima suora di quella comunità, anche se, nel computo delle suore felupes, si trova all&#8217;ottavo posto.Davvero il seme gettato da p. Marmugi sta fruttificando! Noi ci spendiamo volentieri perché nulla vada perso, anzi perché possa fruttificare il cento per uno, tanto è stato irrorato di sofferenza, specie nelle persecuzioni che agli inizi della comunità di Katon infuriarono con apice nel &#8217;73, ultimo anno di vita di p. Spartaco.Quest&#8217;anno ricorre il centenario della nascita di p. Spartaco Marmugi, nato a Sovigliana di Vinci (FI) appunto nel 1916. Abbiamo intenzione di illustrarne la sua figura anche ai più giovani, che non l&#8217;hanno conosciuto, perché si rendano conto di quale dono il Signore ha fatto alla loro gente.E a me. Stiamo vedendo come farne partecipi anche tutti voi. Forse ci riusciremo, un pochino.Il mio rientro a Suzana è previsto per il 19 Luglio pv.A Suzana finora non sta piovendo. Vi chiedo di pregare il Signore perché ci pensi!GRAZIE. Buone ferie: Auguri a tutti voi da tutti noi.</p>
<p> <a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/07/le-due-suore-decedute-nellincidente.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1450" title="le due suore decedute nell'incidente" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/07/le-due-suore-decedute-nellincidente-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p align="center">p. Zé  (p. Giuseppe Fumagalli)</p>
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		<title>GIUBILEO A SUZANA</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 16:51:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/03/Giubileo-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1426" title="" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/03/Giubileo-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Suzana 5 Marzo 2016</p>
<p>Carissimi, sentivo la schiena rotta, ero &#8220;in riserva&#8221;, ma proprio al lumicino, sono andata a buttarmi sul letto prima di schiantare&#8230; ma sentivo ancora l&#8217;intensità dell&#8217;applauso dei circa 500 fedeli  che nella nostra chiesa di Suzana esprimevano la loro gioia e la loro riconoscenza a Papa Francesco che quest&#8217;anno ha voluto farci dono del Giubileo della Misericordia.Una gioia intensa, esplosiva, ma che veniva da dentro, lo si leggeva sulle loro facce. Ce lo hanno ricordato poi per telefono, appena arrivati alle loro parrocchie, chi a trentacinque, chi a ottanta chi a cento e più chilometri, pressoché digiuni fino a tarda mattinata, con un misero spuntino penitenziale consumato la sera prima, la sera di venerdì lungo la prima parte della celebrazione.Erano arrivati impolverati dagli ultimi 35 chilometri in terra battuta, alcuni sono arrivati la notte, per guasti meccanici; i nostri, quelli delle nostre comunità hanno macinato in media una decina di chilometri a piedi sotto un sole torrido. Si era anche dormito poco e piuttosto male.Anche se qualcuno più attrezzato, si era portato la tenda a due posti da piazzare in cortile, la maggior parte ha dormito su stuoie o sui materassi di gommapiuma che abbiamo steso a terra nelle nostre sale di catechesi. E non erano tutti giovani! C&#8217;era parecchia gente avanti negli anni ma, da buoni Africani avvezzi a fare a meno di tante cose che a noi sembrano essenziali, hanno saputo cogliere il messaggio profondo del Giubileo della Misericordia e ne hanno assaporato la gioia.Ce l&#8217;avevamo messa tutta per prepararci: tanta catechesi, preghiera, opuscoli, volantini, libretto di canti bilingue con tanto di inno del Giubileo tradotto in Felupe e Creolo&#8230; E poi, a pochi giorni dalla data marcata per la celebrazione, si era dovuto rimandare il tutto per una specie di  infezione alimentare che si è portata via due ragazzini due fratellini e ha messi KO una ventina di altre persone sparse per tutti gli angoli del villaggio. Allarme rosso, scuole chiuse, isolamento e&#8230; vigilanza. In tre giorni la fase acuta è rientrata, ma intanto non era prudente concentrare persone proprio qui, nel focolaio dell&#8217;infezione.Calmate le acque abbiamo programmato la celebrazione una settimana dopo, esattamente ieri e oggi. Si è riusciti a fare spazio negli impegni delle quattro parrocchie e in quelli del pime che aveva l&#8217;assemblea di tre giorni  a Bissau  fissata proprio  per la  vigilia: facevo comunque in tempo a tornare a Suzana. Ma non è stato lo stesso nel caso del nostro Vescovo né del Vescovo Ausiliare. E qui la Provvidenza si è divertita, facendoci arrivare il Vescovo di  Bafatá, Mons. Zilli, che per noi è sempre il Padre Pedro che è stato mio coadiutore qui durante cinque anni. Noi contentissimi di rivederlo qui con noi e lui altrettanto contento di rituffarsi in questa esperienza che ricorda tanto volentieri.Nel pomeriggio di Venerdì siamo partiti tutti dalle rispettive basi per ritrovarci qui a Suzana. La comunità si è divisa in tre grossi scaglioni che sono andai ad accogliere quelli che venivano dalle altre comunità della parrocchia, per un pellegrinaggio orante alla luce della Misericordia. Poi tutti insieme sulla strada di S. Domingos,, l&#8217;unica, e chiamatela strada!, dalla quale provenivano le altre parrocchie del decanato.Pregando  e cantando abbiamo attraversato Suzana  siamo entrati alla missione, poi, dopo una pausa per l&#8217;assestamento e un breve spuntino, abbiamo dato inizio alla celebrazione, con calma, mentre aspettavamo quelli di Ingorè attardati da noie meccaniche al loro camion.La missione era illuminata a giorno. Richiamo degli elementi essenziali della celebrazione, preparazione alla Confessione e poi Vescovo e noi cinque preti ci siamo disposti per le confessioni. Siamo andati avanti  fino a dopo mezzanotte. Se pensiamo a come gli Africani quando si trovano sanno mettere in piedi casini, pur simpatico ma sempre casini, era roba da non crederci: un raccoglimento che si toccava con mano, davvero da rimanere meravigliati.Qualche ora di sonno, poi via, in piedi, prima dell&#8217;alba, per la seconda parte della celebrazione.Adesso sappiamo che la nostra chiesa di Suzana accoglie 500 persone comodamente sedute&#8230;. ma ben attive e dinamiche. Tutto a puntino, preghiera intensa, gioia che sprizzava dai volti aperti e sereni e una profonda gratitudine che ti veniva su dal cuore per il Signore che si rivela ai piccoli ed è capace di raggiungerti attraverso di loro e di dirti &#8220;Va&#8217; avanti! dacci dentro con tutto il fiato che ti  rimane: vedi che io la mia parte la faccio?&#8221;.Chiaro il messaggio no? Nonostante la schiena che senti come se fosse rotta, nonostante il fiato che non viene più dal tanto cantare&#8230; non fermarti, continua a seminare fino a quando anche tu, come un seme, scivolerai sotto questa terra d&#8217;Africa, capace di essere fertile anche quando tutto sembra far pensare il contrario.Don Pedro a un certo punto ha ricordato gli evangelizzatori di Suzana che già il Signore misericordioso ha chiamato a Se: P. Marmugi, P. Andreoletti, fratel Renato, suor Maria, suor Rosa, che sono solo i principali&#8230; e sentivi la gente vibrare ad ogni nome, anche quelli che non li hanno mai conosciuti ma ne hanno solo sentito parlare. E ti vien fatto di pensare alla Comunione dei Santi, che la maggior parte dei cristiani non sa spiegare cos&#8217;è, ma che è una realtà davvero consolante. E che si tocca con mano.Ora devo finire di registrare il commento in creolo al Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima, che viene diffuso, con gli opportuni collegamenti, su scala nazionale dalla nostra radio cattolica, la Radio Sol Mansi. Oltre che proporre un messaggio a chi non è ancora cristiano, sto tentando di svegliare anche i cristiani addormentati,  in vista del primo Sinodo Diocesano che è già alle porte. Dite una preghiera anche voi per darci una mano: l&#8217;anno prossimo saranno quarant&#8217;anni che questa diocesi sta &#8220;camminando&#8221;. Io sono di quelli che l&#8217;hanno vista nascere: mi piacerebbe vederla &#8230; imbroccare con più decisione la via giusta,  passare il Giordano e portare alla terra promessa tutta questa nostra gente.Noi, sempre scettici quanto a passare un fiume all&#8217;asciutto, anche se  per via di un miracolo, abbiamo iniziato i lavori per il rifacimento del nostro primo ponte, quello di Boaj, del 1992. Non vi mando nessuna foto sua, perché &#8230; il lavoro ancora non si vede, ma vi prometto qualcosa per la prossima lettera.Intanto prepariamoci alla celebrazione della Pasqua del Giubileo, grati al Signore per la sua misericordia e decisi a darci da fare con le opere di misericordia, non solo corporale, ma anche spirituale: ve le ricordate?  Auguri! E grazie per ogni cosa!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>padre Zè e tutto il resto.</p>
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