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	<title>Brugherio Oltremare &#187; suzana</title>
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		<title>un saluto da padre Ze</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 19:29:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="right">Suzana , 8 Marzo 2020</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Carissimi, comincio questa lettera oggi, seconda domenica di Quaresima, anche se non so se riuscirò a terminarla nella stessa data. Due cose richiedono la mia attenzione per conoscerne e valutarne lo svolgimento: prima la situazione politica di questa nostra Guinea che non manca di sorprendere per via delle assurdità che vi accadono.Qualche elezione fa, tra la prima votazione e lo spareggio si inserì un colpo di stato che mandò tutti a casa e precipitò la Guinea nel caos.Ora si è svolta la prima votazione, si è svolto anche lo spareggio, ma… sono ritornati in scena i messeri dell’altra volta e che fanno? Altro colpo di stato, questa volta meno rumoroso, ma… non si sa mai. A fine mese la forza internazionale africana di interposizione finisce il contratto e se ne va e allora? In mancanza di “cuscinetto” cosa accadrà? Spero proprio di non dovervi raccontare cose spiacevoli, soprattutto per questa gente.Ma è l’altra cosa che mi preoccupa di più, quella che riguarda voi: quella influenza che viene dalla Cina e minaccia di diventare un problema grosso come una casa, che minaccia di “spiazzarci”, cominciando col paralizzare le scuole per non esporre i bambini al contagio. Mi riprometto di seguire le informazioni tanto quanto possibile da qui.Ma oggi vorrei proprio fermarmi un poco per assaporare insieme con voi il Vangelo che ho appena letto nella Messa di stamane, terminata poco fa, il Vangelo della Trasfigurazione; tanto più che, a quanto leggo, molti non l’hanno potuto sentire annunciare in chiesa perché anche le chiese, per misura prudenziale sono state chiuse.Tenero Gesù di Nazareth! Sa che non può tacere, deve preparare i suoi discepoli a quello che sarà il momento culminante della sua vita quaggiù in mezzo a noi e li vede incapaci di rendersi conto di quanto gli sta succedendo.Ha già provato a dir loro qualcosa, non prima di verificare che il Padre ha cominciato a lavorare i questo senso: la risposta di Simone alla sua domanda “Ma voi chi dite che io sia?” glielo ha fatto capire e lui glielo ha sottolineato: “Che bello, Pietro! Mio Padre ha già cominciato a farvi luce su dove stiamo andando. Lo dico a te, Simone, perché mi pare che tu lo puoi capire. Anzi, aspetta.Visto che mio Padre ha cominciato ad aprirti gli occhi, penso che anch’io posso aggiungere qualche particolare, così puoi aiutare anche i tuoi fratelli”. E lì gli snocciola qualche particolare circa la sua missione, insistendo sul fatto che lui non lavorerà da solo, ma avrà sempre l’aiuto di Dio.Ha esagerato? Gli pare che Pietro (ecco il “nome di battaglia” che lui gli ha coniato) e soci stiano pensando troppo “in grande”, proprio come la gente si illude di sapere? E allora solleva un angolino del velo che cela il futuro: ciò che lo aspetta a Gerusalemme sarà una “sconfitta” sonora, in piena regola, almeno così sembrerà, ma il terzo giorno…” Non l’avesse mai fatto! Pietro, lui per primo! si ribella, gli si para innanzi e quasi non lo lascia nemmeno finir di parlare: “Ma smettila! Non pensarlo nemmeno!  Ma ti pare che Dio possa permettere una cosa del genere? Tu sei il Messia, niente ti può resistere, tu vincerai su tutta la linea!”.Altro che aiutare i suoi amici a capire la sua proposta! Scontro frontale! Proprio lui si rivela come il primo ostacolo, col diavolo che si frega le mani. E allora quel che ci vuole ci vuole:” Satana!” gli dice, “togliti di mezzo, mettiti là, dietro me anzi dietro a tutti, così impari a andare dietro a quello che dice la gente invece di ascoltare Dio!”Davvero abbiamo rischiato grosso! Ma vi pare: se è vero che, come siamo soliti dire, Pietro era il primo papa, chiedo scusa ma invece di avere un papa “Sasso (Pietra)”, abbiamo rischiato di avere un papa “Satanasso”!     Ma Gesù non ci sta e allora prima fa un discorsetto che anche a noi sembrerebbe abbastanza chiaro, poi, come siamo soliti dire, decide di  “giocare la briscola”: “Simon Pietro, vieni con me! Anzi, no, anche voi due!”  e chiama i due fratelli,  Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, due teste dure quasi come quella di Simone! E quando si trattava di dire quali erano i discepoli più importanti loro erano i primi a proporsi. E’ vero che il primo a seguire Gesù era stato Andrea con un suo amico, Giovanni, anche lui discepolo del Battista, ma Giacomo aveva seguito a ruota il fratellino e non se n’era più staccato. E poi erano due piantagrane che volevano i primi posti: addirittura hanno messo di mezzo anche la loro mamma perché presentasse la loro richiesta al Maestro, pensando che Gesù non avrebbe avuto il coraggio di rifiutare.Vien fatto di immaginare che lungo il cammino, Simon Pietro abbia tentato ancora una volta di far presente a Gesù che la sua uscita in risposta a quello che lui aveva detto non era solo frutto di chicchere della gente, no: quante volte aveva sentito dire nella Sinagoga che frequentava fedelmente tutti i Sabati, che Mosè e i profeti parlavano di un Messia che avrebbe “rimesso a posto le cose” come “stava scritto”! E allora?Erano arrivati in cima al monte ed ecco… Ma cos’è questa luce? E’sempre più chiara… Ma è il Maestro! Ma è diventato come il sole!  Pietro si stropiccia gli occhi&#8230; Ma, e non è solo! Chi c’è con lui? Sono in due, ma da dove sono sbucati fuori? Pietro si guarda attorno: anche i suoi due amici sono lì che guardano nella luce…Ma sì, i due personaggi nella luce sono Mosè e Elia! Ma allora è una visione, viene da Dio! Si buttano tremanti con la faccia a terra. Ma se sono Mosè e Elia che hanno preso in mezzo il Maestro, allora siamo a posto. Lo dicevo io!  Ci penseranno loro a tenerlo in carreggiata, sulla strada giusta. Dobbiamo parlarne. Sì, ma quando?  Pietro è fuori di sé, non sa più cosa pensare.Però gli viene un’idea: ci vuole tempo per discutere. E poi è così bello vedere il Maestro in quella compagnia! “ Senti Gesù, stiamo qui che è così bello. Ci penso io a mettere in piedi tre tende, una per te una per Mosè e una per Elia” e magari continua a pensare “Quanto a noi non c’è problema, stiamo fuori, come quando andavamo a pescare, ci siamo abituati; ma quelli che ce l’hanno con te lasciali là, anzi mandali al diavolo!”.  Ma Pietro, che pensi? Sragioni? E’ venuto apposta per strappare la gente dalle grinfie di quel messere e tu gli dici… Ma fa’ il piacere! Ma cos’è quella nuvola luminosa che sta arrivando? Cosa succede? Ah, sì è la “Scekinà”, la nube sacra, la presenza di Dio. Pietro e i suoi amici, presi dalla paura,  tremano come foglie e vengono raggiunti da una voce che esce dalla nube e dice: “Questo è il mio Figlio, gli voglio tanto bene! Ascoltate lui!”. Tra parentesi, la traduzione solita “ascoltatelo” appare troppo debole. Con il testo Greco e con il Latino dovremmo dire: “Lui ascoltate”, cioè “E’ lui che dovete ascoltare”, mica gli altri, al limite nemmeno Mosè né i profeti, se non è lui che ve li spiega.Poi più niente, silenzio. I tre discepoli sono come tramortiti. Pietro sente che qualcuno lo tocca, come per svegliarlo. “Alzatevi, non abbiate paura!”.Pietro alza gli occhi, guarda… Ma dove sono finiti gli altri due, Mosè ed Elia? E tutta quella luce, chi l’ha spenta? Si stropiccia gli occhi, guarda Gesù e… ma questo è il Gesù solito, quello di tutti i giorni!Il Vangelo dice, “Gesù solo”, ma possiamo anche dire “solito”,  il Maestro che siete abituati a vedere tutti giorni, quello stesso che le “persone che contano” ostacolano, disprezzano e deridono, quello che vi ha detto che sarà catturato e ucciso; ma ora avete visto chi è, potete credere che il terzo giorno risorgerà”.Pietro non scorderà più quello che ha visto e sentito su quel  monte. Non riuscirà a ricordarsene sempre tant’è vero che farà la figura del fanfarone: “Anche se tutti ti abbandonassero, io no, io non ti abbandonerò” e nell’0rto degli ulivi farà il gesto di sfoderare la spada e vibrare un fendente piuttosto maldestro per difendere Gesù, salvo poi a sconfessarlo davanti a una delle donne di servizio della casa del sommo sacerdote….Ma quella notte stessa ha incontrato Gesù che usciva, legato, dalla casa di Caifa, maltrattato dagli sbirri. I loro sguardi si sono incrociati.  Negli occhi di Gesù Pietro ha potuto leggere l’intensità del perdono che gli stava offrendo, e vi si è abbandonato in un pianto dirotto.Tanti anni dopo, , a sostegno dei cristiani nella prova della persecuzione nella sua seconda lettera scriverà: ”Quando vi abbiamo parlato di Gesù e vi abbiamo detto che lui è il Signore (=Dio), è il Messia (=l’Inviato, l’Unto e consacrato, il Salvatore) non lo abbiamo fatto andando dietro a storielle inventate frutto di fervida fantasia, ma vi abbiamo annunciato quello che abbiamo visto con i nostri occhi e udito con  le nostre orecchie in cima a quel monte. E abbiamo in appoggio anche la solidissima parola dei profeti, cui fate bene a prestare fede come a lampada che illumina il vostro cammino…” Avete visto? Non sono i profeti che “tengono il  Maestro in carreggiata” come lui aveva pensato in un primo momento, ma son loro che, spiegati da Lui risorto dai morti, diventano chiari e ci aiutano a seguirlo, come avvenne ai due discepoli sul cammino di Emmaus nel giorno di Pasqua.Ce l’ha ricordato recentemente anche Papa Francesco. Erano scoraggiati, non valeva più la pena nç di prendersela né di credere: ma mentre spiegava loro le profezie, sorgeva la luce nei loro cuori, tornava la speranza, la voglia di vivere, la gioia che ti fa venire la voglia di cantare, gridare, dirlo a tutti fino a che l’incontro con Lui nello spezzare il pane gli ha messo le ali ai piedi e sono tornati, di sera, a Gerusalemme per ritrovarsi, gioire e riprendere il cammino da Lui tracciato.Come vedete è chiaro che non ho scritto tutto questo nella seconda domenica di Quaresima. Sto vivendo giorno per giorno insieme con voi le difficoltà che il coronavirus vi crea. Prego con voi. Ad ogni Messa preghiamo per voi, facciamo preghiere apposta per voi. Seguo in vari telegiornali quanto sta succedendo e, anche se non mi faccio vivo spesso, credetemi che il mio pensiero, il mio affetto e la mia preghiera vi raggiungono continuamente.Cercate qualche momento in cui, spenta la tv e ridimensionate le parole degli “opinionisti” ascoltate o leggete la Parola di Dio, pregando lo Spirito Santo.Gesù ha promesso che “vi annunzierà le cose future”, cioè vi farà capire il senso di ciò che vi viene incontro, non solo che non si tratta di “fatalità” o di “comparabilità” di qualcuno che deve pagare (come in  queste culture che siamo mandati ad evangelizzare). Il fatto che la Parola di Dio usi il verbo “annunziare” ci fa capire che in tutto ciò che ci viene incontro c’è una offerta di salvezza che Dio ci porge nel suo amore infinito per noi: sempre perché in noi fiorisca la vita.Pietro nella sua seconda lettera ci dice di cercare la Parola di Dio e di prestar le fede “come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la “stella del mattino” sorga nei vostri cuori”.  Il “luogo oscuro ce l’abbiamo: è il tunnel in cui ci ha messo  il covid 19. E la luce? Quella tocca a noi accenderla finché non sorga la stella del mattino. Quale?</p>
<p>E’ la stella che cantiamo nella Veglia Pasquale:</p>
<p>“Stella che non conosce tramonto,Cristo tuo Figlio, che risorto dai morti fa risplendere negli uomini la sua luce serena”.Buona Pasqua a tutti e che il Signore ci conceda di vedere pesto,  in questi  giorni la fine di questo calvario del coronavirus.</p>
<p>E, chissà, che alla ripresa della vita normale ci accorgiamo che nella sofferenza comune magari il Signore ci  abbia  fatto scoprire una nuova e più sentita fraternità –</p>
<p>Ciao a tutti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Padre Zé</p>
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		<title>&#8230;.Portiere a destra&#8230;.pallone a sinistra!!! spiazzato!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 14:16:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/12/62.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1533" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/12/62-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />
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</p>
<p></a>Carissimi,eccoci all&#8217;appuntamento natalizio, sempre ricco di ricordi e di pathos, ma soprattutto  di speranza, anzi di certezza: la nascita di un bambino ci ricorda che la vita ha sempre la meglio sulla  morte, anche se alle volte pare  il contrario: che se si tratta della nascita del Salvatore, del Bambino Gesù, allora scusate, ma ci sono tutte le ragioni di questo mondo, e non solo…, per fare festa ed essere contenti!Papa Francesco per questo Natale ci ha regalato une lettera bellissima e a tratti commovente sulla bella tradizione di allestire il presepio in famiglia e ovunque ci sia concesso di farlo: è una forma simpatica di rivivere e di annunciare il Vangelo, la buona notizia della speranza, con un gesto che è anche alla portata di un bambino,  gesto che solo un animo intriso di fede e di poesia poteva immaginare,  come lo era appunto quello di Francesco d’Assisi.Il “perder tempo” ad allestire la semplice e bella coreografia del presepio ci rende “contemporanei” dell’avvenimento  accaduto duemila anni fa, senza dimenticare che la “contemporaneità” vera e sostanziale la realizziamo attraverso il sacramento in cui incontriamo il Cristo che ci viene  incontro come ha promesso: “<strong>Io sono</strong> con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.Questo il Papa ce lo ricorda quasi con discrezione alla fine del racconto del primo presepio a Greccio nel 1223: “Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia”, legame sottolineato in precedenza citando l’africano s. Agostino in   una delle sue folgoranti sintesi: “Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo”.Mi sono lasciato interrogare da questa lettera di Papa Francesco, rileggendo un po’ il momento attuale della mia vita e&#8230; sono arrivato a un punto che mi ha particolarmente illuminato, dove, quasi sul finire  della lettera dice: “<em>Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, <strong>continuamente fuori dai nostri schemi</strong>. Dunque, il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita.”</em>Ecco, qui<em> “vengono a fagiolo”  </em>le notizie della missione<em>.</em>Avete presente quando un arbitro fischia un calcio di rigore? Tutti lì col fiato sospeso, a partire dal portiere che quasi sempre ci fa una magra figura. Breve rincorsa e il pallone schizza via. Schizza anche il portiere che si esibisce in uno splendido e “plastico” volo a mezz’aria, quasi in barba alla legge di gravità, con altrettanto elegante atterraggio… dalla parte opposta a dove è andato il pallone: spiazzato!!  (Che se alle volte, per esperienza, per intuito o per semplice istinto, il malcapitato portiere riesce ad agguantare il pallone, i soliti soloni “pallonologi” diranno non che il portiere ha parato il rigore, ma che l’altro “ha sbagliato a calciarlo”. “Ci sarà giustizia a questo mondo!” diceva Lorenzo Tramaglino  di ritorno dallo studio dell’avvocato Azeccagarbugli.Si capisce vero che ai miei tempi io giocavo in porta?)Ci ho messo quarant’anni di pazienza per mettere in piedi una squadretta di fabbri, falegnami, meccanici, saldatori, muratori ecc. perché i miei successori avessero modo di garantire la manutenzione della missione e dei mezzi di trasporto per l’Evangelizzazione e poi, quando io mi sono dovuto fermare tutto si è sfaldato; anzi, dovuto alla “imperizia” di  qualcuno dei miei  collaboratori, me li sono addirittura ritrovati mal disposti e in atteggiamento rivendicativo!  C’è voluto del bello e del buono per rifare “ponti”; comunque il risultato è che abbiamo una officina che per la Guinea è super-attrezzata e… nessuno ci lavora. Anche  un semplice motorino viene messo n mano a sedicenti “meccanici” là fuori con risultati “fantasmagorici”. Alle volte io non resisto alla tentazione e … poi ne pago le conseguenze, come nei giorni scorsi: ho creduto di fare dei lavori semplici con materiali neanche troppo pesanti, e ho rimediato  uno strappetto alla schiena che c’è voluta  una settimana per rimettermi in sesto: fortuna che “ho il fisico”! (ma non la testa, direte, e mi va bene)Il 17 novembre scorso “mini-festa” in borgo: entrata del nuovo parroco, padre Maiuca Gomes Te, nominato con rescritto vescovile in data 4 novembre in sostituzione del parroco precedente, padre Abramo, trasferito ad altra parrocchia nella Capitale “per urgenti motivi di salute”. Parafrasando Shakespeare mi verrebbe da chiedermi; “Tanto lavoro per nulla”? Dal 2011 che mi sono dedicato ad aiutarlo a inserirsi nella nostra realtà, ed ora?  Spiazzato!Par carità, tanto di cappello al nuovo parroco che mi chiede di sostenerlo e di “introdurlo” nella realtà della nuova parrocchia, nella quale si trova da tre anni, prima come seminarista, poi come diacono e,  dal 15 Settembre 2018, come prete. Sì, avete capito bene, ho un parroco che ha un anno e poco più di Messa (e il coadiutore è prete dal Novembre 2017, la musica cambia di poco). Il quale coadiutore, “per impegni precedentemente assunti”, non era presente all’entrata del nuovo parroco, con relativa meraviglia dei parrocchiani…Ma non finisce qui. Ci ho messo un anno a introdurre una nuova suora che offriva concrete speranze per la nostra pastorale ed era entusiasta del lavoro qui a Suzana: niente, la mannaia è calata anche su di lei e improvvisamente è stata trasferita: voi ci capite qualcosa? Spiazzati per l’ennesima volta. E per l’ennesima volta io dovrei mettermi a insegnare l’ABC della lingua felupe e tutto l’ “intrade” della storia e della pastorale di Suzana a un’altra suora! Salvo poi arrivare per l’ennesima volta al… trasferimento della malcapitata suora in questione prima ancora che si metta a lavorare.E io che ho sempre predicato che in questi ambienti occorrono anni per capir dove si è capitati e anni per trovare la maniera giusta di lavorare…. Niente: portiere da una parte e pallone dall’altra!Spiazzati! Fortuna che il Vangelo è il racconto di  uno “spiazzamento” continuo, con quei poveri diavoli di apostoli che non ci si raccapezzano più: Gesù è sempre dall&#8217;altra parte, all&#8217;ultimo posto, fin sulla croce… Ma poi, in classifica è sempre il primo, a cominciare dalla prima Pasqua, primo “scudetto” che nessuno gli ha mai scucito di dosso, nonostante che ci  si siano “incaponiti” in tanti, con un sacco di tiri in porta e, purtroppo, anche di tentativi di autogol dall’interno della Chiesa stessa.Chi invece ci “spiazza” è sempre lui, ma lo fa perché ci vuol bene, e si ostina a volerci bene nonostante che noi, “esperti” giocatori, ci piazziamo troppe volte dalla parte sbagliata.Lasciamo che  il Natale del Signore ci spiazzi un’altra volta.  E che sia la volta buona di “piazzarci” dalla parte che ci ha già detto Lui: all’ultimo posto: siamo sicuri che, se il pallone non lo prendiamo noi,  lo prende Lui! A Lui nessuno lo spiazza! Auguri!</p>
<p>Padre Zé</p>
<p>Suzana, 12.12.2019</p>
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		<title>“Luce fra le tenebre”</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 08:31:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Suzana 2 Marzo 2019 Carissimi, guardate bene la data. L’avete vista? Si? “Che c’è di strano?” direte. Avete ragione, per voi non c’è niente di strano. Per noi, e per me in particolare, è una data storica: il Natale della Chiesa di Gesù qui nel paese dei Felupes. Cinquantanni or sono celebravamo in questa data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Suzana 2 Marzo 2019</p>
<p>Carissimi, guardate bene la data. L’avete vista? Si? “Che c’è di strano?” direte. Avete ragione, per voi non c’è niente di strano. Per noi, e per me in particolare, è una data storica: il Natale della Chiesa di Gesù qui nel paese dei Felupes. Cinquantanni or sono celebravamo in questa data i primi battesimi, nasceva una comunità, 50 persone, tra le quali otto famiglie, le prime pietre di questa porzione di Chiesa. Il p. Marmugi era raggiante, me lo ricordo bene: aspettava quel giorno da 17 anni!Ho preparato una celebrazione per questa sera in cui, più che guardare al passato,attraverso la Parola di Dio cerchiamo di renderci conto del dono che Dio ha fatto a noi e,attraverso di noi, a questo popolo.“Il popolo che andava nelle tenebre, vide una grande luce” dice il profeta Isaia e la Chiesa ce lo ricorda nelle prima lettura della Messa della notte di Natale.Renderci conto di quanto Dio ci ha voluto e ci vuole bene: è il senso di tutto il cammino della Quaresima, che sfocerà, a Dio piacendo, nella luce della Resurrezione delle feste Pasquali, quando la Chiesa appunto ci farà ripetere le “promesse battesimali”: poca cosa se non le appoggiamo su una consapevolezza rinnovata di quanto il Signore ci vuole bene e ci usa misericordia.Certo, il Signore ha fatto in noi grandi cose, lo possiamo dire, anzi cantare con Maria, la Madre di Gesù! Ma anche quante infedeltà, quanta pigrizia, quanta ingratitudine! Il Signore ci ha fatti “Luce fra le tenebre”, ma la polvere accumulata rischia di smorzare la forza di questa luce, per cui una bella “spolverata” quaresimale è la benvenuta.Sta scendendo la sera e siamo qui con il fiato sospeso. C’è scontro tra i villaggi di Elia e Jobel da una parte a Eramne altra. Sono già volati fendenti di machete e addirittura qualche colpo di arma da fuoco, con feriti vari. Le autorità…. Meglio non parlarne, tanto sono tutti impegnati a assicurarsi un “cadreghino” visto che domenica prossima 10.3 ci sono le elezioni e sono tutti in “campagna”.Per cui con la minaccia espressa di un attacco armato da parte di Elia e Jobel, le cosiddette autorità se ne sono andate, anzi, a quanto sento si sono portate via anche polizia e esercito che si erano interposti nei giorni scorsi evitando il peggio. Hanno lasciato sul posto un drappello di 12 uomini. Ho l’impressione che Pilato non abbia ancora finito dilavarsi le mani….Abbiamo un bel dire che in questi tre villaggi, nonostante i vari tentativi effettuati lungo gli anni, non siamo mai riusciti a far nascere una comunità cristiana: questo non ci scusa del fatto che il “sale” del Vangelo non li ha ancora “contagiati”, dopo ben 50 anni di prossimità.Una bella responsabilità da parte nostra!In compenso questa mattina a Kassolol abbiamo celebrato la Messa di ringraziamento per la prima suora di quella comunità, suor Maria do Rosario, figlia di una famiglia cristiana, ringraziamento che ha trainato a rimorchio quello di un’altra suora novella,francescana, suor Severina, la cui famiglia ha radici nella stessa comunità, ma che non è mai vissuta qui. Era presente anche il nostro primo prete, padre Abramo Ambessum,della stessa comunità di Kassolol, che a Luglio farà il 25° di Ordinazione. Una Messa celebrata in semplicità, ma con tanta gioia! Vedete come il Signore è buono: se da una parte si addensa la nebbia, da un’altra parte ci apre stupendi spiragli di luce. E di speranza.Nel cortile di casa tra i genitori prima della Messa. Sto continuando la lettera il lunedì pomeriggio, 4 Marzo.La notte a Eramme è trascorsa abbastanza tranquilla, anche se donne e bambini sono rifugiati nelle scuole nella parte del villaggio che confina con Suzana ed è sufficientemente protetta.Stanno piano piano venendo a galla antichi rancori e nuove manovre per corrompere chi deve prendere delle decisioni. Ma noi continuiamo a parlare di speranza, ci mancherebbe!Speranza che i nostri vescovi hanno cercato di ravvivare con la lettera pastorale inviata in preparazione delle elezioni di domenica prossima. Una volta tanto sono stati abbastanza coraggiosi, dicendo le cose come stanno. D’altra parte i danni perpetrati dalla classe politica sono così evidenti e macroscopici che il non citarli sarebbe stato interpretato come una scelta di campo a loro favore.Peccato che si sono svegliati tardi.In extremis ne ho fatto un libretto da mandare nelle comunità domenica mattina ( e qualcuno dei miei collaboratori si è dimenticato di portarli….); domenica all’omelia l’ho commentata; nel pomeriggio, mentre fuori impazzava la musica del carnevale, ne ho fatto una sintesi in felupe. Stamane l’ho spiegata ai collaboratori invitandoli a farla arrivare alle comunità, ma… è la settimana del carnevale!&#8230; Allora l’ho registrata a mezzogiorno e da stasera la faccio trasmettere in radio. Insomma, una volta tanto che i nostri vescovi, anche se in ritardo, ci danno una mano, siamo proprio noi a chiudergli la bocca? Anche dopo cinquant’anni il ritmo lento africano non mi va ancora giù! (A proposito è “ritmo lento” o è proprio “inerzia”? “Ai posteri l’ardua sentenza” direbbe il “Dun Lisander”).Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire con il saggio del libro del Kohelet.E INVECE NO!Di nuovo c’è qualcosa di grandioso, che ha diviso la storia in un “prima” e un “dopo” che non è ancora finito: il mistero della Pasqua, del Figlio di Dio che si è fatto carico delle nostre inerzie, delle nostre fisime dei nostri pregiudizi e delle nostre colpe e se le è portate nel sepolcro. Poi ne è vento fuori, ma tutta quella roba l’ha scaricata là dentro.Purtroppo noi abbiamo il vizio di andare a frugare nella discarica, recuperiamo antichi errori e li spacciamo per modernità, antiche sconfitte e le propaliamo come nuove vittorie!&#8230; Qui si che non c’è proprio niente di nuovo!Accogliamo l’invito della Quaresima! Liberiamoci dall&#8217;egoismo e liberiamo anche il creato che aspetta di vederci per quello che siamo, figli di Dio. Allora sì che si potrà tirare tutti un gran sospiro di liberazione (che magari “buffa” via la nebbia e ci libera anche dallo smog,una volta buona!). Ce lo dice anche papa Francesco nel suo messaggio.Buona Quaresima, per una ottima Santa Pasqua: la vera novità!</p>
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		<title>&#8230;Correva l’anno del Signore 1963</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 07:32:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/08/Battesimo-BANOR-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="battesimo banor" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2019/08/Battesimo-BANOR-1-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Carissimi, visto che anche questa volta vi scrivo dal paesello natio?Sembra diventato un vizio, ma i miei superiori, oltre ad avermi sottratto l’uso dell’auto e della moto, ogni tanto mi spediscono a “fare il tagliando” con  un frequenza che si è un po’ “infittita”.  Data l’età… e il resto!ora ve ne racconto una.Correva l’anno del Signore 1963 e io quel giorno di luglio correvo in sella a una bici non proprio da corsa (di quei tempi), ma ci mancava poco. Eravamo partiti da Isolaccia Valdidentro la mattina presto, scesi a Bormio eravamo risaliti su fino a S Caterina Valfurva, poi, dopo aver percorso un tratto della strada del Passo del Gavia, sterrata a quei tempi, lasciate le bici, eravamo saliti in cima al Trezero, continuando poi per le cime fino a punta S.Matteo. Ora…stavo scendendo. Strada scorrevole, traffico poco o niente e giù a rotta di collo. Bellissimo! Scivolavo via avvolto dal silenzio, ascoltando il vento che fischiava negli orecchi.Un mio collega, a bordo del mitico “Galletto” della Moto Guzzi, mi raggiunge, mi si affianca e mi grida: “Lo sai che vai a ottanta?”. “Spero proprio di arrivarci” gli rispondo mentre aggredisco la curva che mette fine al piccolo rettilineo.Be’ grazie a Dio ci sono arrivato: gli ottanta sono suonati a Gennaio e io scherzando scandisco “ot-tanta!”. E sono tanti davvero, anche se sembrano passati in un soffio.Guardiamo indietro? No: Soltanto facciamo memoria, ma a due condizioni:la prima è questa: per ringraziare il Signore per tutto il bene che mi ha voluto e per come continua ad avere pazienza con me. Ha cercato di tenermi per i capelli, ma… gli sono rimasti in mano! Adesso tocca a me stargli più vicino, se no sono guai…La seconda condizione è quella di restare “sveglio”, facendo tesoro delle “capocciate” passate per non sbatterne delle altre, anzi mettendocela tutta per riconoscere i suoi inviti e le sue “correzioni di rotta”. Come funziona? Semplice, un po’ come quando si canta insieme: uno intona e tu vai dietro, “imbroccando” non solo la canzone, ma anche il ritmo e la tonalità, se no sai che roba?!Chi intona è Lui, lo spartito lo scrive Lui e tutto il resto viene di conseguenza.Fuori metafora: siamo nelle Sue mani, nella buona e nella meno buona salute, da giovani e da non più giovani e Lui ti spiazza sempre.Continuo a dire che la nostra missione di Suzana sta attraversando un momento delicato e anche difficile, con tutta la girandola di persone che sono cambiate, chi per trasferimenti regolari, chi per trascorsi limiti di  età, chi per malattia (il Parroco, Padre Abramo è ancora in ballo con il cuore che gli gioca brutti scherzi), chi per essere stato chiamato a ricevere il Premio (come alcuni anziani, colonne delle nostre comunità): ti sembra che tutto stia per crollare e invece, zàcchete, ti si aprono porte che ti sembravano chiuse!Mi era già successo in passato, quando nel 1974 stavo tentando di sfondare sul “fronte occidentale”, oltre Kassolol correndo, a mia insaputa, un grosso pericolo per la mia incolumità: ed ecco che il Signore mi venne ad aprire una strada dall’altra parte, verso sud, con la chiamata di Ejin e poi di Ehlalab, dove sono nate due consistenti comunità.Ora la storia si ripete. Noi parliamo di crisi e, pur in mezzo a mille difficoltà, si sta aprendo una porta tra i Jòla Baiot di Eramme dopo quanti anni di tentativi infruttuosi! Contemporaneamente ritorna un gruppo del villaggio di Bujin, che ci ha tenuti in scacco per più di trent’anni: si si, no no, magari chissà….. Per non dire dell’altro villaggio, Ejaten che, come Bujin, si “affaccia” proprio sulla frontiera con il Senegal.Pensate, già nel 1969, allo stesso tempo di Katon e di Kassolol, un gruppo di giovani di quel villaggio era venuto dal padre Spartaco Marmugi a chiedere il “cammino di Gesù”! Per noi era impossibile andare laggiù, proprio sulla frontiera. Eravamo nel pieno della guerra di indipendenza dal regime portoghese e dalla frontiera partivano gli attacchi contro le truppe coloniali, che già ci sospettavano di connivenza con gli indipendentisti: una nostra presenza laggiù avrebbe  significato la nostra espulsione immediata, come già era successo, anche per meno,  ad altri nostri missionari.A malincuore il padre li invitò a pregare aspettando tempi migliori e cercando anche di non scoprirsi troppo per non incorrere nelle sanzioni degli anziani del villaggio: la persecuzione in questo senso era forte in quei tempi anche a Suzana e negli altri due villaggi, Katon e Kassolol.Poi, col passare del tempo venimmo a sapere che Ampakaruncia, il giovane che guidava il gruppo, era morto in circostanze “misteriose”. Ma non troppo, visto come gli anziani sapevano maneggiare ogni tipo di veleno!&#8230;Ebbene, diversi anni fa da quel villaggio altri sono venuti, abbiamo camminato insieme: alcuni si sono ritirati, altri ancora sono venuti a mancare per cause giudicate “naturali” e, finalmente, la scorsa domenica, 16 Giugno festa della Santissima Trinità, la prima famiglia è stata battezzata, piccolissimo seme di quella che, per la sofferenza sopportata, sembra avere le carte in regola per divenire una bella comunità.Rimane una spina: nei tre villaggi Baiot più vicini a Suzana, ancora non scalfiti dal messaggio del Vangelo, è in corso una guerra fratricida che nemmeno le forze dell’ordine riescono a scongiurare, tanto che addirittura ci sono stati dei morti.Abbiamo bisogno di un supplemento di preghiera per poter offrire cammini di riconciliazione, nel nome e sull’esempio di Gesù, che “ha abbattuto nel suo sangue il muro di inimicizia” come dice Paolo agli Efesini.Magari, quando siete in ferie, ricordatevi di noi: una Avemaria dura pochi secondi……PS. Chiedo scusa per il ritardo di questa lettera. Tornato, ho trovato mio fratello Alfonso all’ospedale: malattia e complicazioni varie, e i miei programmi sono saltati. Ora, dopo due mesi di ospedale, manca solo la necessaria riabilitazione. Io riparto più o meno nel tempo programmato, con un forte sentimento di riconoscenza nel cuore. “Di qua e di là dal mare” ho sentito quanto siete vicini non solo alla missione, ma anche a me e ai miei cari. Un Grazie grosso come una casa a tutti voi. E a Lui: non è Lui per caso che ha detto che chi lascia tutto per lui riceve il centuplo in questo mondo e in più la vita eterna?  E quando ci si mette Lui!&#8230;.</p>
<p>Grazie, ciao e buone vacanze. Padre Zé.</p>
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		<title>Brutte notizie</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 07:50:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Brugherio 10 Giugno 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Carissimi,ancora una volta inizio a scrivere questa letterina a partire dal paesello natio. I controlli medici si sono fatti frequenti, anche se non ci sono motivi di allarme. Anzi vi posso dire che il neurologo che monitora il morbo di Parkinson ci ha trovati bene, sia me sia il mio ospite mister parkinson, che cerco di tenere buono buono perché non si arrabbi e non si metta a fare le bizze. Questa volta il soggiorno in Italia sarà un po&#8217; più lungo: due mesi. Me l&#8217;ha detto il mio Superiore, aggiungendo che devo anche riposare un po&#8217;, magari in montagna. Ai superiori noi abbiamo promesso obbedienza, per cui&#8230;.  alle volte ci riusciamo anche a dire di si. Poi c&#8217;è anche il detto secondo cui al medico bisogna proprio obbedire, se no sono guai. Il guaio vero è che il mio superiore è anche medico, per cui&#8230; non si scappa. Come diceva il poeta latino: cade in Scilla chi vuol evitare Cariddi.Ho dovuto interrompere la lettera e la riprendo solo dopo alcuni giorni, purtroppo con una notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno: due delle suore adoratrici del sangue di Cristo, suor Romana Sacchetti e suor Esperia Sulis sono morte in un incidente stradale, a Bula, lontane dalla loro missione. La suora che guidava, suor Chantal, nativa del Benin, è rimasta gravemente ferita, come pure ferite sono rimaste, chi più chi meno, le ragazze che viaggiavano dietro.Andavano all&#8217;ordinazione di un sacerdote guineano del loro Istituto: macchina stracarica, asfalto sbrecciato sui margini tutti rotti e con dislivello notevole col resto del terreno, autista con poca pratica: la macchina, che non correva forte, deve aver messo una ruota giù dall&#8217;asfalto e si è inclinata, la suora deve aver perso il controllo, nel panico probabilmente ha pigiato il pedale sbagliato, cioè l&#8217;acceleratore invece del freno, e la macchina è schizzata:ha capottato più volte, suor Romana è morta sul colpo, suor Esperia appena giunta all&#8217;ospedale, cosciente, sapendo di morire.Suor Romana, dopo una esperienza di missione in Tanzania, era giunta in Guinea nel  1981 a dar man forte alle prime quattro consorelle arrivate l&#8217;anno prima. Infermiera instancabile nel girare in un&#8217;infinità di villaggi per assistere mamme e bambini: un&#8217;autentica istituzione! Suor Esperia era maestra, catechista con una preparazione considerevole, affinata poi dall&#8217;esperienza di catechista itinerante del Movimento Neocatecumenale. E&#8217; arrivata in Guinea nel 1984 e si è dedicata subito alla catechesi nella nuova parrocchia di Ingorè, che proprio allora nasceva con territorio scorporato dalla missione di Suzana. Abbiamo collaborato non poco ed ho potuto apprezzarne la competenza e la dedizione appassionata con cui accompagnava la formazione dei catecumeni.Umanamente parlando si tratta di una grossa perdita, calcolando le poche forze che abbiamo, di fronte a una mole di lavoro che grazie a Dio va aumentando, Sappiamo però che gli &#8220;operai della messe&#8221; li conta LUI, il Padrone della messe. A noi compete pregare perché dia alle due suore il &#8220;soldo&#8221; che lui ha promesso e perché chiami altri operai per la messe; ricordandogli pure che sostenga noi che siamo rimasti a lavorare, soprattutto le consorelle, le persone che stavano assistendo o accompagnando, le loro comunità; e i famigliari che da lontano sono rimasti colpiti dalla loro scomparsa.La fede ci fa guardare avanti, decifrando i segni del suo amore che Lui moltiplica sul nostro cammino, segni che ci confermano nella volontà di seguirLo sempre, annunciando Lui, ragione della speranza nostra e di ogni persona che gli fa spazio nella sua vita.Alcuni di questi segni li abbiamo visti anche nelle nostre comunità, che hanno espresso nuovi &#8220;operai della messe&#8221;.La domenica 10 Aprile festa in borgo. Tutte le comunità riunite per la Messa di ringraziamento per l&#8217;Ordinazione sacerdotale di un nuovo Felupe doc, padre Massimo Kapina o.f.m. avvenuta il sabato dentro l&#8217;Ottava di Pasqua: freschissima dunque.Papà e mamma del novello prete, frate francescano, sono Felupes nati e cresciuti a Suzana; il papà battezzato il 5 giugno &#8217;69, col secondo gruppo, la mamma nel &#8217;70. Sposati nel &#8217;71, uno dei primissimi matrimoni tra giovani cristiani. Dopo l&#8217;indipendenza, nel 1974, non vedendo ancora figli, si trasferirono a Cumura, presso Bissau, inserendosi nella comunità cristiana di quella parrocchia come membri attivi, soprattutto nella pastorale delle famiglie.Macellata la rituale mucca, che sempre fa le spese delle feste di una certa portata, abbiamo pure rivissuto momenti dell&#8217;esperienza di vita con Padre Spartaco Marmugi, ricordando raccomandazioni tipicamente sue, che poi, quel giorno stesso ho avuto la gioia di vedere assimilate da elementi delle nostre comunità, dal p. Massimo stesso e da altri collaboratori, che le hanno espresse in modo vivo ed ineccepibile. Ho visto questa chiesa camminare coi suoi piedi, lavorare con le sue braccia e parlare in prima persona con chiarezza e convinzione. Sia ringraziato il Signore.Il 26 Maggio, dopo il mio rientro in Italia per i soliti controlli, nella comunità di Katon, prima professione di una nuova suora marianita: suor Noemi Ampajau, figlia di Simone e Mari venuta a mancare nel 2007.Noemi fu battezzata da me a Katon bambina di sei anni, insieme coi genitori nel &#8217;92 ed è la prima suora di quella comunità, anche se, nel computo delle suore felupes, si trova all&#8217;ottavo posto.Davvero il seme gettato da p. Marmugi sta fruttificando! Noi ci spendiamo volentieri perché nulla vada perso, anzi perché possa fruttificare il cento per uno, tanto è stato irrorato di sofferenza, specie nelle persecuzioni che agli inizi della comunità di Katon infuriarono con apice nel &#8217;73, ultimo anno di vita di p. Spartaco.Quest&#8217;anno ricorre il centenario della nascita di p. Spartaco Marmugi, nato a Sovigliana di Vinci (FI) appunto nel 1916. Abbiamo intenzione di illustrarne la sua figura anche ai più giovani, che non l&#8217;hanno conosciuto, perché si rendano conto di quale dono il Signore ha fatto alla loro gente.E a me. Stiamo vedendo come farne partecipi anche tutti voi. Forse ci riusciremo, un pochino.Il mio rientro a Suzana è previsto per il 19 Luglio pv.A Suzana finora non sta piovendo. Vi chiedo di pregare il Signore perché ci pensi!GRAZIE. Buone ferie: Auguri a tutti voi da tutti noi.</p>
<p> <a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/07/le-due-suore-decedute-nellincidente.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1450" title="le due suore decedute nell'incidente" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/07/le-due-suore-decedute-nellincidente-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p align="center">p. Zé  (p. Giuseppe Fumagalli)</p>
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		<title>GIUBILEO A SUZANA</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 16:51:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/03/Giubileo-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1426" title="" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2016/03/Giubileo-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Suzana 5 Marzo 2016</p>
<p>Carissimi, sentivo la schiena rotta, ero &#8220;in riserva&#8221;, ma proprio al lumicino, sono andata a buttarmi sul letto prima di schiantare&#8230; ma sentivo ancora l&#8217;intensità dell&#8217;applauso dei circa 500 fedeli  che nella nostra chiesa di Suzana esprimevano la loro gioia e la loro riconoscenza a Papa Francesco che quest&#8217;anno ha voluto farci dono del Giubileo della Misericordia.Una gioia intensa, esplosiva, ma che veniva da dentro, lo si leggeva sulle loro facce. Ce lo hanno ricordato poi per telefono, appena arrivati alle loro parrocchie, chi a trentacinque, chi a ottanta chi a cento e più chilometri, pressoché digiuni fino a tarda mattinata, con un misero spuntino penitenziale consumato la sera prima, la sera di venerdì lungo la prima parte della celebrazione.Erano arrivati impolverati dagli ultimi 35 chilometri in terra battuta, alcuni sono arrivati la notte, per guasti meccanici; i nostri, quelli delle nostre comunità hanno macinato in media una decina di chilometri a piedi sotto un sole torrido. Si era anche dormito poco e piuttosto male.Anche se qualcuno più attrezzato, si era portato la tenda a due posti da piazzare in cortile, la maggior parte ha dormito su stuoie o sui materassi di gommapiuma che abbiamo steso a terra nelle nostre sale di catechesi. E non erano tutti giovani! C&#8217;era parecchia gente avanti negli anni ma, da buoni Africani avvezzi a fare a meno di tante cose che a noi sembrano essenziali, hanno saputo cogliere il messaggio profondo del Giubileo della Misericordia e ne hanno assaporato la gioia.Ce l&#8217;avevamo messa tutta per prepararci: tanta catechesi, preghiera, opuscoli, volantini, libretto di canti bilingue con tanto di inno del Giubileo tradotto in Felupe e Creolo&#8230; E poi, a pochi giorni dalla data marcata per la celebrazione, si era dovuto rimandare il tutto per una specie di  infezione alimentare che si è portata via due ragazzini due fratellini e ha messi KO una ventina di altre persone sparse per tutti gli angoli del villaggio. Allarme rosso, scuole chiuse, isolamento e&#8230; vigilanza. In tre giorni la fase acuta è rientrata, ma intanto non era prudente concentrare persone proprio qui, nel focolaio dell&#8217;infezione.Calmate le acque abbiamo programmato la celebrazione una settimana dopo, esattamente ieri e oggi. Si è riusciti a fare spazio negli impegni delle quattro parrocchie e in quelli del pime che aveva l&#8217;assemblea di tre giorni  a Bissau  fissata proprio  per la  vigilia: facevo comunque in tempo a tornare a Suzana. Ma non è stato lo stesso nel caso del nostro Vescovo né del Vescovo Ausiliare. E qui la Provvidenza si è divertita, facendoci arrivare il Vescovo di  Bafatá, Mons. Zilli, che per noi è sempre il Padre Pedro che è stato mio coadiutore qui durante cinque anni. Noi contentissimi di rivederlo qui con noi e lui altrettanto contento di rituffarsi in questa esperienza che ricorda tanto volentieri.Nel pomeriggio di Venerdì siamo partiti tutti dalle rispettive basi per ritrovarci qui a Suzana. La comunità si è divisa in tre grossi scaglioni che sono andai ad accogliere quelli che venivano dalle altre comunità della parrocchia, per un pellegrinaggio orante alla luce della Misericordia. Poi tutti insieme sulla strada di S. Domingos,, l&#8217;unica, e chiamatela strada!, dalla quale provenivano le altre parrocchie del decanato.Pregando  e cantando abbiamo attraversato Suzana  siamo entrati alla missione, poi, dopo una pausa per l&#8217;assestamento e un breve spuntino, abbiamo dato inizio alla celebrazione, con calma, mentre aspettavamo quelli di Ingorè attardati da noie meccaniche al loro camion.La missione era illuminata a giorno. Richiamo degli elementi essenziali della celebrazione, preparazione alla Confessione e poi Vescovo e noi cinque preti ci siamo disposti per le confessioni. Siamo andati avanti  fino a dopo mezzanotte. Se pensiamo a come gli Africani quando si trovano sanno mettere in piedi casini, pur simpatico ma sempre casini, era roba da non crederci: un raccoglimento che si toccava con mano, davvero da rimanere meravigliati.Qualche ora di sonno, poi via, in piedi, prima dell&#8217;alba, per la seconda parte della celebrazione.Adesso sappiamo che la nostra chiesa di Suzana accoglie 500 persone comodamente sedute&#8230;. ma ben attive e dinamiche. Tutto a puntino, preghiera intensa, gioia che sprizzava dai volti aperti e sereni e una profonda gratitudine che ti veniva su dal cuore per il Signore che si rivela ai piccoli ed è capace di raggiungerti attraverso di loro e di dirti &#8220;Va&#8217; avanti! dacci dentro con tutto il fiato che ti  rimane: vedi che io la mia parte la faccio?&#8221;.Chiaro il messaggio no? Nonostante la schiena che senti come se fosse rotta, nonostante il fiato che non viene più dal tanto cantare&#8230; non fermarti, continua a seminare fino a quando anche tu, come un seme, scivolerai sotto questa terra d&#8217;Africa, capace di essere fertile anche quando tutto sembra far pensare il contrario.Don Pedro a un certo punto ha ricordato gli evangelizzatori di Suzana che già il Signore misericordioso ha chiamato a Se: P. Marmugi, P. Andreoletti, fratel Renato, suor Maria, suor Rosa, che sono solo i principali&#8230; e sentivi la gente vibrare ad ogni nome, anche quelli che non li hanno mai conosciuti ma ne hanno solo sentito parlare. E ti vien fatto di pensare alla Comunione dei Santi, che la maggior parte dei cristiani non sa spiegare cos&#8217;è, ma che è una realtà davvero consolante. E che si tocca con mano.Ora devo finire di registrare il commento in creolo al Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima, che viene diffuso, con gli opportuni collegamenti, su scala nazionale dalla nostra radio cattolica, la Radio Sol Mansi. Oltre che proporre un messaggio a chi non è ancora cristiano, sto tentando di svegliare anche i cristiani addormentati,  in vista del primo Sinodo Diocesano che è già alle porte. Dite una preghiera anche voi per darci una mano: l&#8217;anno prossimo saranno quarant&#8217;anni che questa diocesi sta &#8220;camminando&#8221;. Io sono di quelli che l&#8217;hanno vista nascere: mi piacerebbe vederla &#8230; imbroccare con più decisione la via giusta,  passare il Giordano e portare alla terra promessa tutta questa nostra gente.Noi, sempre scettici quanto a passare un fiume all&#8217;asciutto, anche se  per via di un miracolo, abbiamo iniziato i lavori per il rifacimento del nostro primo ponte, quello di Boaj, del 1992. Non vi mando nessuna foto sua, perché &#8230; il lavoro ancora non si vede, ma vi prometto qualcosa per la prossima lettera.Intanto prepariamoci alla celebrazione della Pasqua del Giubileo, grati al Signore per la sua misericordia e decisi a darci da fare con le opere di misericordia, non solo corporale, ma anche spirituale: ve le ricordate?  Auguri! E grazie per ogni cosa!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>padre Zè e tutto il resto.</p>
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		<title>Arrivano i rinforzi!!!!!!!!</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2015 11:29:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2015/07/motocult-1rid.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1399" title="motocult 1rid" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2015/07/motocult-1rid-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Suzana 4 Luglio 2015</p>
<p>Carissimi, non c&#8217;entra niente la data con il quattro luglio degli Americani:  qui siamo in Guinea Bissau dove il quattro luglio è un giorno come gli altri.  Con una novità: è successo qualcosa che ci fa sperare di essere entrati in una nuova fase della storia di questo piccolo pezzetto di mondo dimenticato da troppa gente.Sono arrivati motocoltivatori che abbiamo comperato in fretta e furia, confidando nel flusso di offerte del progetto K503 &#8220;Dieci motocoltivatori per Suzana&#8221;. Ne abbiamo uno piccoletto nuovo e tre grossi, usati due di 18cv e uno di 14.Lunedì 29 scorso prima presentazione ai volontari che vogliono imparare a manovrarli.Dovevate vederli! Uno spettacolo!  Come le vespe mi avevano preso in mezzo e mi ronzavano attorno mentre io cercavo di spiegare la macchina, motore, fresa, assolcatore, comandi vari, ecc.  Poi la prova: a un primo momento di perplessità  succede un silenzio denso di osservazione e considerazioni, poi le domande e poi finalmente quello che aspettavo: &#8220;Voglio provare anch&#8217;io!&#8221;. E allora fatevi sotto!  Entusiasmo&#8230;. , ma eravamo a tempo scaduto. Siamo stati a Bissau quattro giorni, p. Abramo e io, quindi tutto fermo.  Siamo tornati giovedì sera. Venerdì mattina sono tutti lì. Breve riassunto delle istruzioni, controllo dei livelli,  e poi: &#8220;Prendete in mano le macchine e fate le prove nel terreno della missione&#8221;. Hanno afferrato le macchine e sono sciamati, chi più chi meno velocemente, hanno scelto ognuno un pezzo di terreno e via.Un po&#8217; di intoppi, è vero. Questo innesta la marcia indietro con la fresa che gira: &#8220;FERMO! che ti puoi macinare un piede!&#8221;. L&#8217;altro non riesce a curvare come si deve: &#8220;Cerca la leva del bloccaggio differenziale&#8230;. Eccola&#8221;. Sbloccato, la macchina   è diventata docile come un agnellino e l&#8217;operatore va a mille; poi c&#8217;è chi misura la profondità della fresatura e constata che corrisponde a quella raggiunta da loro con la vanga tradizionale, che rispetta la profondità limite dello humus&#8230; e annuisce soddisfatto.A farla breve: in meno di due ore, il terreno della missione è per metà preparato per la semina del riso: mi dicono che è proprio come lo fanno loro. Qualcuno applica l&#8217;assolcatore  e tenta una specie di aratura: risultato ottimo.A questo punto arrivano delle donne. Guardano, vedono le macchine che ronzano avanti e indietro, sono visibilmente soddisfatte. Domando: &#8220;Va bene se lavoriamo così ?&#8221; E qui si sbilanciano in pieno, entusiaste. Se abbiamo l&#8217;approvazione delle donne, che sono poi quelle che seminano e trapiantano, abbiamo le spalle al muro, siamo sicuri che tutto andrà bene.     Anche le chiuse realizzate nelle quattro risaie raggiunte quest&#8217;anno sono completate e già hanno cominciato il loro lavoro con le prime spruzzate di pioggia.La quale è appunto quella che si fa desiderare. Stiamo chiedendola al Padreterno e speriamo che tenga conto anche della nostra buona volontà di ascoltare quanto Papa Francesco ci dice nella sua enciclica &#8220;Laudato si&#8217;&#8221;&#8230;Appena piove, i motocoltivatori vanno a destinazione e vengono assegnati a delle microaziende agricole in formazione. Ecco, adesso siamo al punto in cui ci vuole qualcuno che segua da vicino e faccia muovere i primi passi per la costituzione appunto di microaziende agricole collegate in una rete che garantisca anche un aiuto reciproco nel risolvere i problemi che si presentano, oltre che nell&#8217;amministrare e mantenere le macchine stesse.Pure ha preso forma la squadretta che gestisce le macchine epilariso. Abbiamo dovuto risolvere qualche problema di approccio alle macchine, ma ora pare tutto a posto.Qualcuno, incaricato di raccogliere nomi di volontari che volessero apprendere a usare i macchinari, mi domanda: &#8220;Posso raccogliere nomi anche di non cristiani?&#8221; &#8220;Se puoi? DEVI raccoglierli. Che domande sono? Noi andiamo avanti ad aprire la strada, ma poi la strada è aperta per tutti. Ben vengano, che insieme riusciamo a cambiare la faccia al nostro paese!&#8221;Ci mancherebbe altro!  Comunque, la mia attenzione è che non si tratti solo di macchine, anche se bisogna acquistare la competenza necessaria per usarle, ma che anche queste &#8220;cantino&#8221; il Vangelo, che siano segno della carità operosa, che si dà da fare, che inventa sempre nuovi &#8220;linguaggi&#8221; e costruisce nuovi &#8220;ponti&#8221; perché il messaggio di Gesù arrivi ovunque. A proposito di ponti, anche quello di Ehlalab siamo riusciti a ricostruirlo: è finito l&#8217;altro ieri.Stiamo cercando di ingranare una reazione a catena positiva. Abbiamo avuto problemi notevoli, anche grossi, ma la Provvidenza c&#8217;è e andiamo avanti con fiducia. Il mondo dei giovani di qui è come un muro, specialmente in Suzana: più che un lavoro, vogliono un &#8220;posto&#8221; che gli garantisca uno stipendio a fine mese; quindi uno stipendio dalla missione, perché è l&#8217;unica che paga regolarmente. Di avventurarsi in iniziative a loro rischio non ne vogliono sapere. Sono giovani &#8220;invecchiati&#8221; anzitempo. Il nostro sforzo è di smuoverli anzitutto su questo piano umano, di atteggiamento: attraverso qualche giovane dei nostri e di giovani degli altri villaggi, meno contagiati da questa pigrizia istituzionale.Già lo diceva Appio Claudio il cieco che ognuno è artefice della sua fortuna (<em>quisque faber fortunae suae</em>), ma pare che abbia avuto pochi discepoli, almeno da queste parti: cerchiamo di dargli una mano. La &#8220;casa comune&#8221; come dice Papa Francesco nella sua ultima enciclica, ha posto per tutti e a tutti offre, se rispettata, modo di vivere. Tocca a noi rimboccarci le maniche.Ad ogni modo, ora siete in procinto di prendervi anche un po&#8217; di riposo con  le ferie annuali: cerchiamo un posto, magari a buon mercato, lontano da città e strutture; guardiamoci intorno e cerchiamo di apprezzare quanto il Signore ha disposto per noi, ringraziamolo come si merita e&#8230; se guardandoci attorno abbiamo visto qualcuno che necessita del nostro aiuto, diamogli una mano, ché il Signore non rimarrà indietro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciao a tutti.</p>
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		<title>1° Aprile 2011 Scherzi da Suzana</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 15:03:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2011/08/Katon-colone-2bis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-521" title="Katon colone 2bis" src="http://www.brugheriooltremare.org/wp-content/uploads/2011/08/Katon-colone-2bis-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Carissimi,</p>
<p>no, non è uno scherzo, anche se la data lo farebbe pensare. Il fatto che è il primo Aprile mi ricorda che tra ventitre giorni è Pasqua, per cui vi faccio gli auguri, e ve li faccio in sintonia col Papa. Nel suo messaggio per la Quaresima ci ricorda che questa è la strada su cui camminiamo verso la Pasqua, e la Pasqua vuol dire incontro con Cristo: immaginatevi se si può camminare con una faccia da funerale o con un “muso lungo da quaresima”!Proprio per niente, si va verso la ripartenza di un’avventura stupenda: altro che caccia al tesoro!</p>
<p>Ce l’abbiamo già, ricevuto gratis proprio con il Battesimo. Cercatelo ‘sto messaggio; nell’era di internet<br />
non è per niente difficile trovarlo. Leggetelo, meditatelo e… via, in pista!<br />
Buon viaggio!</p>
<p>La strada è aperta, anche se in salita, con tutto quallo che succede a questo mondo. Sembra proprio di risentire le parole di Gesù: “Guerre, terremoti, pestilenze….”  E soggiunge: “Ma voi alzate la testa: la salvezza è vicina!” Ci sarebbe da lasciarsi cascare le braccia con quelloo che succede e sembra andare in senso contrario, nel senso della morte… Epuure dipende proprio da noi il far andare tutto questo nel senso della Resurrezione! Se no la fede cosa ce l’abbiamo a fare: Dio mica ce l’ha data per rinchiuderla in cantina!</p>
<p>La vita va avanto, anche con piccoli segni. Qui ci sono due foto prese proprio oggi, primo Aprile. Abbiamo finalmente ripreso i lavori per la nuova missione di Katon. La comunità ci si è messa di buona volontà, noi abbiamo avuto contrattempi di varie specie, ma oggi ce l’abbiamo fatta. E pensare che solo ieri sera siamo tornsati da Bissau dove eravamo andati per una riunione del PIME.</p>
<p>In precedenza abbiamo avuto altri lavori urgenti, tra cui la preparazione della casa in cui vanno a stare, proprio domani, le suore che ormai sono conosciute come “di San Domingo”. Casa adattata, resa sicura da porta “blindata” e porta zanzariera, finestre a zanzariera, arredamento completo e suppellettili varie, tutte uscite in quattrio e quattr’otto dai “conteiners-magazzini” in cui conserviamo i materiali riciclabili che ci procurano gli amici e l’infaticabile EDgardo ci fa pervenire. Poi anch’ io i giorni scorsi… avevo perso qualche colpo, il motore batteva un po’ in testa, ma adesso si è registratro bene e via, andiamo.</p>
<p>E siamo andati, a Katon, con i nostri dell’officina e con l’amico Attilio di Lomagna. In men che non si dica, grazie alle ultime “conquiste della tecnica” di casa nostra, abbiamo messo in piedi le sei colonne centrali della chiesa. Tutto pronto, lunedì le cementiamo. Intanto a Suzana c’è già pronto un mucchio di roba: quasi tutte le capriate e le restanti colonne. Quelli di Katon continueranno a mattere in opera i blocchi  in cemento che la comunità ha preparato con lavoro volontario ( più di mille, finalmente!) e a questa maniera arriviamo a buon punto.</p>
<p>Vi terremo informati.</p>
<p>Ma la chiesa non cammina solo con colonne, capriate, gettate, coperture e arredamenti. Staremmo freschi! Va anche con le zampette di piccoli bipedi umani che per vederli bisogna essere in due, tanto sono di statura “spregevole”, ma che… sono un poema!</p>
<p>Sentite questa.</p>
<p>Mercoledì 23 Marzo pomeriggio. Arrivo a Ehlalab in motorino. Non sto molto bene. Aspetto la gente che venga. Mi piazzo in cappella, su una sedia e recito i Vespri. A un certo punto arriva un trottolino trotterellante, entra in cappella là da dietro, fa qualche passo al piccolo trotto poi si blocca, abbozza una genuflessione che vorrebbe essere di un ginocchio solo, ma si trova spiazzato a terra sulle due ginocchia: poca differenza da qualche secondo fa, quando era ancora in piedi. Ma ecco che abbozza pure un segno di croce. Con la coda dell’occhio vedo che si ingarbuglia. Mi volgo un poco verso di lui e attacco un bel segno di croce. Mi vede, segue i miei movimento e riesce ad arrivare in fondo anche lui al secondo tentativo,  fatto seguendo i movimenti della mia mano.  Mi lancia un’occhiatina di intesa e sfoggia un sorriso birichino… che ti vien voglia di manjgiarlo in un boccone!<br />
Si rialza, riprende a trotterellare verso l’interno della cappella, arriva al posto in cui di solito si inginocchia sua madre. Ci si inginocchia pure lui, poi guarda verso il tabernacolo e rimane li qualche manciata di secondi. Il tempo perché io dica a Gesù:” Lo vedi? Quello è Éri|, lo conosci anche tu: neanche tre anni e mezzo di bambino, ma hai visto che bravo? Cosa vuol dire una famiglia cristiana! Grazie, Gesù. Tienigli una mano sulla testa!”. Sì, proprio!<br />
La testolina si era già alzata, mica tanto su quelle gambette che hanno ripreso a trotterellare per riportare il loro “titolare” fuori della cappella. Ma mica a ‘sta maniera, cosa credete! Arrivato quasi all’uscita, si gira, la genuflessione gli va quasi dritta, si rialza e continua la sua strada, sempre al piccolo trotto… Non prima di avermi lanciato un’altra occhiatina… di trionfo: Hai visto?</p>
<p>Come mi sono riusciti bene i Vespri di quel mercoledì di Quaresima! Grazie, Gesù, ne vale proprio la pena! Non vi pare?</p>
<p>Di nuovo auguri di Buona Pasqua a tutti voi da tutti noi.<br />
Anche da Érin.</p>
<p style="text-align: left;" align="center"> <em>Padre Fumagalli  (padre Zé) &#8211; Suzana, Guinea Bissau, Aprile 2011</em></p>
<p style="text-align: left;" align="center">
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