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LA SOCIETÀ’ SALESIANA DI SAN GIOVANNI BOSCO

LA SOCIETÀ’ SALESIANA DI SAN GIOVANNI BOSCO

Nato a Castelnuovo d’Asti nel 1815, educato da una madre santa, tra molti stenti e sacrifici, riesce a raggiungere il sacerdozio.       II 5 Giugno 1841 Giovanni Bosco è ordinato prete.Diventa Don Bosco, un giovane prete checerca la sua strada. Vuoi dedicarsi ai giovani poveri e abbandonati, ma essi non sono lì sulla porta ad aspettarlo. Bisogna andarli a cercare. Dove? Don Cafasso gli dice: “Vai.Guardati intorno” E lui va.Gira per la città per farsi un’idea della condizione   morale   in   cui   si   trova   la gioventù, un gran numero di giovani di ogni età, che andavano vagando per le vie e per le piazze, specialmente nei dintorni della città, giocando, rissando, bestemmiando e facendo anche di peggio.Un vero “mercato delle braccia giovani” lo trova sulla piazza del mercato generale diPorta Palazzo.  La piazza è  affollata  dicommercianti, sensali, ragazzi in cerca di lavoro,   che  intanto   si  arrangiano   facendo   i  merdaioli,   venditori  di  zolfanelli, lustrascarpe. Rasentando le case in costruzione nei giorni di lavoro, don Bosco vede ” fanciulli dagli 8 ai 12 anni servire i muratori, passare le loro giornate su e giù per i ponti malsicuri, a sole, al vento, alla pioggia; salire le ripide scale a pioli carichi di calce, di mattoni e di altri pesi, senz’altro aiuto educativo.Girando per le strade e le piazze, don Bosco si è fatto un gruppo di piccoli amici. Lo seguono dappertutto, quando va a far catechismo dai Fratelli delle Scuole Cristiane quando raggiunge le carceri con le tasche piene di pagnotte e di nocciole. Stanno volentieri con lui, anche pochi minuti, perché sta ad ascoltarli. E’ un amico.        Don  Bosco  vorrebbe  radunarli  in  qualche   luogo,   rifare  con   loro   la   “Società dell’allegria”, e magari qualcosa di più. Ma non ha ancora trovato questo “luogo”. L’8 dicembre 1844 riesce finalmente a disporre di due stanze dove raccogliere i giovani più abbandonati e più in pericolo di incamminarsi sulla cattiva strada. “Potrò dar loro la possibilità di diventare amici del signore” Questo primo oratorio si chiamerà “di san Francesco di Sales”.Negli anni a seguire, con un numero sempre crescente di ragazzi che arrivano ai suoi oratori, don Bosco sente impellente la necessità di istituire una Congregazione che lo affianchi nella sua opera e che la continui dopo la sua morte. Una congregazione formata “da figli del popolo a servizio del popolo”.Una sera di Gennaio, mentre fuori c’è l’aria gelida da tagliare la faccia, don Bosco raduna in camera sua quattro giovani, due dei quali hanno già indossato la veste da chierico. Dice loro queste parole: “Come vedete, io sono solo a lavorare tra i ragazzi abbandonati, e da solo non ce la faccio quasi più. Bisogna tirar via dalla strada gli sbandati moltiplicando gli oratori, aprire scuole per dare la possibilità a chi è intelligente di farsi una cultura, iniziare altri laboratori per i ragazzi che vengono sfruttati nelle officine. E a tutti questi ragazzi dare catechismo e amicizia con Dio. Per far questo io ho bisogno del vostro aiuto e tutti quanti abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore. Se ve la sentite, vi propongo di fare una promessa: di dedicarvi come me ai giovani più poveri. Domani questa promessa potrà diventare un voto. Io vedo in voi i “don Bosco” di domani.”.14 Maggio 1862. Riuniti nella stessa stanzetta di don Bosco, davanti al Crocefisso, i “Confratelli della Società di San Francesco di Sales” fecero “voto di povertà, castità e obbedienza. Erano 22. Nasce così la Società Salesiana.


Comments

  1. Gianni scrive:

    siamo una coppia di pensionati, io 63 anni, mia moglie 65, sposati da 41 anni ,abitanti in prov. di Vercelli, facciamo parte di un gruppo di preghiere Mariano, e vedendo tanta miseria in giro e conoscendo la vs fondazione tramite internet, abbiamo deciso di scriveVi, sapendo la vs sensibilità verso i poveri, avremmo piacere tramite la vs opera ospitare una ragazza italiana, povera, (anche con bambina piccola) per potergli offrire un tetto, il calore famigliare, affetto, e se serve anche farla studiare ,noi in cambio chiediamo affetto,educazione, rispetto, e che ci voglia bene. noi abbiamo la casa di proprietà dove viviamo, abbiamo una casa in comproprieta con mio fratello (dono dei nostri cari defunti genitori) in sicilia e le pensioni che ci fanno vivere dignitosamente. ecco noi vorremmo condividere questo come dicevo prima con una ragazza bisognosa, anche se ha i genitori. Le ho scritto una ragazza italiana, non perchè voglio discriminare, purtroppo abbiamo ospitato 1 ragazza di colore, ma non ci siamo trovati come cultura e modo di pensare portandomela anche 10 gioni in sicilia ad agosto. Siamo convinti che voi ci aiuterete, sempre se lo vorrà la volontà di nostro Signore. in attesa di una vs risposta (speriamo positiva) pregherò che questo avvenga, e per l’aiuto che voi continuatamente date a chi ha di biosogno.
    Cell. 3389581125

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