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Arrivano i rinforzi!!!!!!!!

Suzana 4 Luglio 2015

Carissimi, non c’entra niente la data con il quattro luglio degli Americani:  qui siamo in Guinea Bissau dove il quattro luglio è un giorno come gli altri.  Con una novità: è successo qualcosa che ci fa sperare di essere entrati in una nuova fase della storia di questo piccolo pezzetto di mondo dimenticato da troppa gente.Sono arrivati motocoltivatori che abbiamo comperato in fretta e furia, confidando nel flusso di offerte del progetto K503 “Dieci motocoltivatori per Suzana”. Ne abbiamo uno piccoletto nuovo e tre grossi, usati due di 18cv e uno di 14.Lunedì 29 scorso prima presentazione ai volontari che vogliono imparare a manovrarli.Dovevate vederli! Uno spettacolo!  Come le vespe mi avevano preso in mezzo e mi ronzavano attorno mentre io cercavo di spiegare la macchina, motore, fresa, assolcatore, comandi vari, ecc.  Poi la prova: a un primo momento di perplessità  succede un silenzio denso di osservazione e considerazioni, poi le domande e poi finalmente quello che aspettavo: “Voglio provare anch’io!”. E allora fatevi sotto!  Entusiasmo…. , ma eravamo a tempo scaduto. Siamo stati a Bissau quattro giorni, p. Abramo e io, quindi tutto fermo.  Siamo tornati giovedì sera. Venerdì mattina sono tutti lì. Breve riassunto delle istruzioni, controllo dei livelli,  e poi: “Prendete in mano le macchine e fate le prove nel terreno della missione”. Hanno afferrato le macchine e sono sciamati, chi più chi meno velocemente, hanno scelto ognuno un pezzo di terreno e via.Un po’ di intoppi, è vero. Questo innesta la marcia indietro con la fresa che gira: “FERMO! che ti puoi macinare un piede!”. L’altro non riesce a curvare come si deve: “Cerca la leva del bloccaggio differenziale…. Eccola”. Sbloccato, la macchina   è diventata docile come un agnellino e l’operatore va a mille; poi c’è chi misura la profondità della fresatura e constata che corrisponde a quella raggiunta da loro con la vanga tradizionale, che rispetta la profondità limite dello humus… e annuisce soddisfatto.A farla breve: in meno di due ore, il terreno della missione è per metà preparato per la semina del riso: mi dicono che è proprio come lo fanno loro. Qualcuno applica l’assolcatore  e tenta una specie di aratura: risultato ottimo.A questo punto arrivano delle donne. Guardano, vedono le macchine che ronzano avanti e indietro, sono visibilmente soddisfatte. Domando: “Va bene se lavoriamo così ?” E qui si sbilanciano in pieno, entusiaste. Se abbiamo l’approvazione delle donne, che sono poi quelle che seminano e trapiantano, abbiamo le spalle al muro, siamo sicuri che tutto andrà bene.     Anche le chiuse realizzate nelle quattro risaie raggiunte quest’anno sono completate e già hanno cominciato il loro lavoro con le prime spruzzate di pioggia.La quale è appunto quella che si fa desiderare. Stiamo chiedendola al Padreterno e speriamo che tenga conto anche della nostra buona volontà di ascoltare quanto Papa Francesco ci dice nella sua enciclica “Laudato si’”…Appena piove, i motocoltivatori vanno a destinazione e vengono assegnati a delle microaziende agricole in formazione. Ecco, adesso siamo al punto in cui ci vuole qualcuno che segua da vicino e faccia muovere i primi passi per la costituzione appunto di microaziende agricole collegate in una rete che garantisca anche un aiuto reciproco nel risolvere i problemi che si presentano, oltre che nell’amministrare e mantenere le macchine stesse.Pure ha preso forma la squadretta che gestisce le macchine epilariso. Abbiamo dovuto risolvere qualche problema di approccio alle macchine, ma ora pare tutto a posto.Qualcuno, incaricato di raccogliere nomi di volontari che volessero apprendere a usare i macchinari, mi domanda: “Posso raccogliere nomi anche di non cristiani?” “Se puoi? DEVI raccoglierli. Che domande sono? Noi andiamo avanti ad aprire la strada, ma poi la strada è aperta per tutti. Ben vengano, che insieme riusciamo a cambiare la faccia al nostro paese!”Ci mancherebbe altro!  Comunque, la mia attenzione è che non si tratti solo di macchine, anche se bisogna acquistare la competenza necessaria per usarle, ma che anche queste “cantino” il Vangelo, che siano segno della carità operosa, che si dà da fare, che inventa sempre nuovi “linguaggi” e costruisce nuovi “ponti” perché il messaggio di Gesù arrivi ovunque. A proposito di ponti, anche quello di Ehlalab siamo riusciti a ricostruirlo: è finito l’altro ieri.Stiamo cercando di ingranare una reazione a catena positiva. Abbiamo avuto problemi notevoli, anche grossi, ma la Provvidenza c’è e andiamo avanti con fiducia. Il mondo dei giovani di qui è come un muro, specialmente in Suzana: più che un lavoro, vogliono un “posto” che gli garantisca uno stipendio a fine mese; quindi uno stipendio dalla missione, perché è l’unica che paga regolarmente. Di avventurarsi in iniziative a loro rischio non ne vogliono sapere. Sono giovani “invecchiati” anzitempo. Il nostro sforzo è di smuoverli anzitutto su questo piano umano, di atteggiamento: attraverso qualche giovane dei nostri e di giovani degli altri villaggi, meno contagiati da questa pigrizia istituzionale.Già lo diceva Appio Claudio il cieco che ognuno è artefice della sua fortuna (quisque faber fortunae suae), ma pare che abbia avuto pochi discepoli, almeno da queste parti: cerchiamo di dargli una mano. La “casa comune” come dice Papa Francesco nella sua ultima enciclica, ha posto per tutti e a tutti offre, se rispettata, modo di vivere. Tocca a noi rimboccarci le maniche.Ad ogni modo, ora siete in procinto di prendervi anche un po’ di riposo con  le ferie annuali: cerchiamo un posto, magari a buon mercato, lontano da città e strutture; guardiamoci intorno e cerchiamo di apprezzare quanto il Signore ha disposto per noi, ringraziamolo come si merita e… se guardandoci attorno abbiamo visto qualcuno che necessita del nostro aiuto, diamogli una mano, ché il Signore non rimarrà indietro.

 

Ciao a tutti.


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